«La dignità di noi malati non sempre è rispettata»
In una lettera aperta di una paziente alla Nuova Ferrara i disagi e le carenze del sistema sanitario
Gentile direttore,
tramite la Nuova Ferrara vorrei lanciare un appello al ministro Beatrice Lorenzin.
Mi sono spesso chiesta cosa sia la malattia e cosa essa rappresenti nella vita di chi la sta vivendo. Perché ammalarsi è una esperienza di tutti fin da piccoli. Solo crescendo, però, scopriamo che ci sono malattie che vengono a noi nei modi più diversi e di cui si parla a bassa voce, perché ti pongono interrogativi per il futuro, che spesso ti isolano, perché la malattia fa paura! Soprattutto fa paura il per sempre!
Schiudo quindi il mio silenzio da protagonista, per denunciare i miei disagi e quelli di molti cittadini affetti da patologie permanenti, dove alla sofferenza fisica si aggiunge un dolore che si trasforma in rabbia, quando sei in una lunga lista di attesa sapendo di dover aspettare 12 mesi per un esame che è urgente, quando aspetti il tuo turno per la valutazione, quando devi arrivare all'Ufficio dell’Invalidità Civile di Ferrara, preposto a fare il punto della situazione per fermare l'attenzione sui diritti che ti spettano a fronte di patologie irreversibili, e devi subire personale incompetente, incapace e mortificante nei modi e nelle parole.
Quando la vita ti cambia le prospettive, diventi sensibile a tutto. Anche ai modi sgarbati con cui vieni trattata. Alla mancanza assoluta di privacy durante i colloqui con chi è pagato almeno per ascoltare. Stesso disappunto vissuto anche agli Sportelli del Cup di Cento, dove, dopo ore di attesa, nessuno sa dare risposte per la richiesta di presidi ausiliari, per cui servono 20-30 giorni dall'accoglimento della domanda, come scritto nel decreto ministeriale 332/99.
Con tutto il rispetto per il lavoro altrui, non riesco oggettivamente a mettere sullo stesso piano le aspettative di chi si rivolge agli uffici preposti e gli atteggiamenti a noi riservati, dove il divario tra paziente e cura, salute e sanità, cura e spreco, è troppo ampio per essere accettato.
Desidero invece ringraziare chi si è preso cura di me, non come un numero ma come una persona, che ha avuto a cuore le mie problematiche sopraggiunte a seguito di quattro interventi subiti al rachide lombosacrale, con una professionalità e una umanità che sono arrivate come una carezza e un conforto a compensare gli sgarbi ricevuti. Dal mio medico di base Guidarelli, al neurologo Sivier, all'urologo Di Campli dell'Ospedale Maggiore di Bologna, alle gentili signore Laura ed Elisabetta dell'Urp di Ferrara e di Cento, a Sonia del Patronato Enapa di Ferrara e ad Annamaria della azienda farmaceutica Lofric.
Quanto scritto perché la mia storia, simile a quella di molti pazienti, apra una riflessione a chi di dovere, volta a tutelare l'articolo 32 della Costituzione, Italiana che riporto integralmente: “In quanto diritto sociale del cittadino a pretendere una serie di interventi a difesa del suo bene-salute, v'è l'obbligo dello Stato a predisporre, tramite un'organizzazione sanitaria idonea, le prestazioni positive per realizzarne il godimento effettivo e globale”.
E ancora cito il decreto ministeriale 332/99 - articolo 4, comma 5: “… La azienda Usl si pronuncia sulla richiesta di autorizzazione tempestivamente”. Al contrario, il tempo di verifica della pratica è di un mese, e questo mette in gravi difficoltà fisiche il paziente avente diritto!
“Ringrazio” il personale che con le parole inadeguate espresse, ha profondamente ferito la mia sensibilità e dignità di paziente e di donna, e mi ha fatto vivere di persona la situazione devastante in cui spesso versa la nostra Sanità Italiana.
Cara Beatrice Lorenzin, questo vuole essere un mio contributo positivo di esperienza vissuta, perché in qualità di ministro al ministero della Salute possa riflettere sugli aspetti psicologici, sulla lesione alla dignità ferita di un cittadino e paziente, quando, oltre alla malattia, deve subire il contrario dei diritti che ci devono essere riconosciuti. “Il diritto a vedere tutelato il rispetto della propria dignità, anche mediante interventi o sanzioni da applicare in via amministrativa quando sia trattato come un essere inferiore, un numero, una malattia, una entità impersonale. Il diritto dell'utente del servizio sanitario di usufruire di prestazioni specialistiche ambulatoriali efficienti, rimuovendo tempestivamente tutti gli ostacoli che provocano temporanee interruzioni o disfunzioni del servizio” (articoli 11 e 23 della Carta dei diritti del Malato).
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