Il treno ferma ma la stazione è chiusa
Alberti (Fer): a Migliarino partiranno lavori di ammodernamento e intanto nello stabile si è insediata la protezione civile
MIGLIARINO. Qui tutto è deserto. Il treno che arriva da Codigoro sta per fermarsi. Pochi istanti. Le porte si aprono, un paio di persone scendono, altre salgono, poi le porte si richiudono e il treno riprende la sua corsa verso Ferrara. Tutto dura qualche minuto e poi la fermata di Migliarino ripiomba nel silenzio. La stazione, a differenza di quelle di Codigoro e Ostellato, non presenta particolari segni di incuria, anzi tutto pare nella norma e un cartello ci informa persino che l’area è video sorvegliata. C’è solo una cosa che incute un po’ di timore: tutto pare inabitato e inutilizzato. La sala d’attesa è chiusa a chiave e pure i servizi igienici sono inaccessibili. «La stazione in questione - spiega Sergio Alberti di Fer - rientra in un progetto di “restyling” già intrapreso e che prevede la messa a norma e l’ammodernamento dei servizi. Non solo, a Migliarino, si è concretizzata una proposta che portiamo avanti da anni, ovvero abbiamo dato al Comune in comodato d’uso gratuito lo stabile e l’amministrazione si occupa della sua riqualificazione inserendo all’interno dello spazio associazioni, enti o realtà che necessitano di una sede. Questo tipo di discorso - continua - si fa generalmente con le stazioni in disuso. Nel caso specifico però il discorso è un po’ diverso. Migliarino è ancora funzionante e quindi in parte la struttura è stata data al Comune e in parte è ancora sotto la nostra gestione».
Nell’ala di competenza comunale si sono insediati gli uffici della protezione civile, nell’area di competenza Fer invece, attualmente tutto è chiuso. Si attendono i lavori di ammodernamento. Nel frattempo però, pendolari o viaggiatori saltuari, non risparmiano riflessioni o critiche: «Noi capiamo che la stazione verrà rimessa a nuovo, o quasi, ma non capiamo perché nel frattempo dobbiamo essere privati dei servizi basilari. Quando piove c’è solo una piccola tettoia sotto la quale ripararsi e se si deve andare in bagno non si può perché le porte sono chiuse a chiave». Nel 2015 la Regione Emilia Romagna ha stanziato 5 milioni di euro per riqualificare le aree ancora funzionati e la stessa cifra è stata destinata a questa “mission” anche per l’anno in corso. «I lavori da fare sono tanti e vanno dal rifare i marciapiedi a rimettere le pensiline, su un’area che è piuttosto vasta e quindi per intervenire ovunque occorre un po’ di tempo. Questo discorso - specifica Alberti - vale per le stazioni ancora funzionanti. Per le altre, come dicevo, cerchiamo di muoverci in maniera diversa, facendo un discorso aperto con le amministrazioni comunali e gli enti territoriali. Il patrimonio immobiliare delle Ferrovie Emilia Romagna, dagli ex caselli alle ex stazioni, conta 600 unità inutilizzate. Noi siamo attentissimi a qualsiasi idea per dare nuova vita a queste strutture». La domanda allora sorge spontanea: se Fer è disposta a dare in comodato d’uso gratuito queste strutture, perché le amministrazioni comunali non colgono la palla al balzo? Luoghi fatiscenti potrebbero trasformarsi in centri polifunzionali per associazioni o, pensando al Delta, in infopoint turistici. «Non ho una risposta universale a questo questito però non penso si tratti di disinteresse. Le amministrazioni si trovano a fare i conti spesso con risorse economiche esigue e anche se questo tipo di progetti sono importanti, non rientrano in quelli indispensabili come - conclude Alberti - può essere asfaltare le strade, riparare le buche o fare corretta manutenzione di un edificio scolastico».
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