«Riusciamo ad attirare investimenti»
Il punto nel dopo Brexit: piccole aziende crescono, così gli occupati. Le grandi riducono, dall’estero i migliori segnali positivi
Andrea Gandini è il nuovo presidente di Cds, la nota società di ricerca e studi che il prossimo anno pubblicherà il 30° volume dell'Annuario, un rapporto annuale dettagliato sull'economia e la società ferrarese.
Di rigore, partire dalla Brexit: quali gli effetti sull'economia ferrarese?
«La provincia di Ferrara esporta nel Regno Unito 105 milioni di euro, che rappresentano il 4,1% del totale dei 2,5 miliardi di export. I maggiori mercati sono: Usa (27%), Germania (13%) e Francia (9%), mentre quelli che crescono di più sono: Egitto, India, Arabia, Cina, Repubblica Ceca, Francia. Gli effetti saranno quindi modesti anche perché per circa 2 anni non cambierà quasi nulla negli accordi commerciali. Nel breve periodo ci dovrebbe essere una svalutazione della sterlina sull'euro per cui dovrebbe essere anche più facile vendere merci in UK».
E nel lungo periodo?
«Molto dipenderà dalla capacità dell'Europa di avviare un processo di maggiore integrazione politica (una polizia europea di frontiera, etc.) in modo da consolidare lo sviluppo economico e renderlo meno diseguale tra Stati e al loro interno. A quel punto un'Europa civile, cristiana aperta ad ogni cultura e forte nel mondo sarà anche in grado di tutelare meglio i suoi cittadini e governare meglio i flussi migratori che ci si aspetta siano dell'ordine di 2 milioni all'anno per 10 anni. Una quantità comunque sopportabile se ben organizzata e anche vantaggiosa per la nostra economia e che ci aiuta nello sviluppo, a pagare le pensioni e il debito pubblico».
Come sta andando la nostra economia locale?
«Cds ha un Osservatorio sulle prime 100 industrie locali (curato da Riccardo Galletti). I dati completi saranno disponibili a fine anno ma già possiamo anticipare le prime tendenze dicendo che nelle prime 50 imprese che trainano l'economia locale (ogni occupato in questo settore innovativo manifatturiero genera 5 posti in altre imprese e settori) si registrano segnali positivi per l'occupazione (il vero indicatore che conta). Dopo anni di pesante recessione e ristrutturazioni aziendali in queste 50 imprese sono oggi occupati 8.168 addetti diretti (un terzo dell'intera manifattura). Di queste il 30% ha ulteriori aspettative di crescita della produzione nel 2016 e il 64% conferma il positivo andamento del 2015. Erano 8.304 tre anni fa (2013): il saldo rimane negativo di 139 unità, ma ciò è dovuto alla riorganizzazione della Berco che ha ridotto gli addetti in un biennio di ben 439 unità e della Lyondell Basell che, con il blocco del turn over, ha ridotto di circa 100 gli addetti».
Ma le grandi imprese riducono il personale?
«Sì,Berco e Basell pur a fronte di un buon andamento produttivo stanno riducendo occupati per strategie finanziarie globali; è importante per Ferrara che non vi siano all'orizzonte strategie di disinvestimento e ridimensionamento, mentre - ed è questo il dato più positivo- molte piccole e medie aziende crescono e creano lavoro (spesso molto qualificato). Se si escludono le 3 grandi (Berco, Basell, Fca) nelle 47 imprese che hanno meno di 900 addetti l'occupazione cresce di 266 unità negli ultimi 2 anni, di cui 17 presentano ancora un declino occupazionale, 11 sono in equilibrio e 22 in crescita di occupati. Sono soprattutto le aziende che hanno la proprietà esterna (gruppi i nazionali e in qualche caso multinazionali) alla provincia di Ferrara che aumentano gli occupati dopo aver proceduto a rilevanti investimenti locali».
Con la crisi poi vi sono state nuove aziende che si sono inserite a livello locale?
«Si, alcune hanno acquisito società locali in crisi dando prospettive industriali interessanti: è il caso di Softer, della Ilpa di Bazzano che ha acquisito Amp e della Deco di Ravenna che ha acquisito la "storica" Saltari di Bondeno. L'area territoriale a maggior crescita è quella di Sipro di San Giovanni di Ostellato. Le imprese che crescono hanno investito soprattutto in internazionalizzazione, innovazione, con investimenti nel core business e nell'implementazione di progetti innovativi e di ricerca e sviluppo. A titolo esemplificativo si cita Lte del gruppo Tyoota che ha creato un centro di eccellenza per la produzione di montanti ed ha assunto 100 persone, la Sirio (del gruppo Ravaglioli di Bologna leader nel settore dell'autoattrezzatura), che ha assunto una trentina di nuovi addetti. Altri casi interessanti quelli della Tollok (acquisita dalla multinazionale Usa Rexnord) che ha assunto 50 persone, la Sagom Tubi di Cento, che in un programma espansivo inserirà circa 80 addetti e la tedesca Coperion che ha inserito circa 25 nuovi occupati. Il contesto locale industriale mostra quindi una buona capacità di attrarre investimenti esterni». (n.f.)
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