Marattin contro Franceschini «E il trattato Ttip è di sinistra»
Luigi Marattin fa i conti con la contrapposizione destra-sinistra, e ne approfitta per prendere le distanze dal ministro Dario Franceschini, il cui intervento in Direzione nazionale Pd in favore di...
Luigi Marattin fa i conti con la contrapposizione destra-sinistra, e ne approfitta per prendere le distanze dal ministro Dario Franceschini, il cui intervento in Direzione nazionale Pd in favore di sostanziali modifiche all’Italicum non è piaciuto a molti renziani come lui. Il consulente di Palazzo Chigi per le politiche fiscali locali prende spunto dal dibattito con il vicesindaco Massimo Maisto, per posizionarsi su «un tema discusso da almeno un paio di decenni, ma che negli ultimi anni sta avendo particolare significato, alla luce del sorgere di forti movimenti populisti in tutto il mondo». Ed è qui che Marattin inserisce l’affondo a Franceschini, citando un pezzo del suo intervento: «Si veda, nel merito, il riferimento - unico che ho condiviso nel suo intervento - al dualismo tra “sistemici” e “populisti” fatto dal Ministro Franceschini nel suo intervento in Direzione Pd ieri sera». Anche altri renziani come il ministro Delrio hanno preso le distanze da Franceschini, e c’è chi trae già conclusioni sugli effetti di questo confronto.
Marattin, poi, magari a futura memoria elettorale, si esercita su due temi «che, a prima vista, identificano senza dubbio l’essere di sinistra o essere sociale: essere contro il Ttip (il trattato transatlantico con gli Usa, ndr) ed essere a favore del reddito di cittadinanza. Io invece penso che essere di sinistra nel 2016 significhi essere a favore del Ttip e contro il reddito di cittadinanza. Una delle poche certezze della scienza economica - scrive l’ex assessore al Bilancio - è che le economie aperte creano più ricchezza, più benessere e più sviluppo delle economie chiuse (come distribuirla nel modo corretto è un tema diverso; altrettanto importante, ma diverso, perché prima di redistribuirla la ricchezza dev’essere creata)». E il reddito di cittadinanza «è la cosa più di destra possibile: si basa sul fatto che chi può lavora, chi non ce la fa (o non vuole...) campa sulle spalle degli altri. Essere di sinistra invece significa dare a chiunque l’opportunità di realizzarsi tramite il lavoro, e creando un sistema temporaneo di ammortizzatori sociali universali per chi passa da un lavoro a un altro».
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