Zanzare, è un anno nero Lotta a colpi di algoritmi
Monitoraggio costante e prevenzione, possiamo solo giocare in difesa
L’animale più letale al mondo? La zanzara. A dirlo sono i dati dell’Organizzazione mondiale della Sanità e se è vero che da noi questi insetti danno solo un gran fastidio, è anche vero che ci sono stati rarissimi casi di morti legate a malattie trasmesse proprio dai loro pizzicotti e di conseguenza la situazione va monitorata costantemente, soprattutto in un’estate che sta vedendo un numero di zanzare in alcune zone della città e della provincia nettamente al di sopra della media.
A lavorare giorno (e notte) i tecnici del Centro ecologia applicata Delta del Po (Cead) che quotidianamente, grazie a un algoritmo, riescono a programmare interventi mirati e nello stesso tempo, se necessario, si mettono in contatto con i Dipartimenti di sanità pubblica della Azienda Usl.
«L’altro giorno ha telefonato una signora decisamente arrabbiata - spiega Enrico Luciani, responsabile tecnico operativo della lotta integrata alle zanzare del Cead - chiedendo come sia possibile che nel 2016 si vedano ancora le zanzare e non si riesca a fare nulla per bloccarle. È il caso di dire la verità: ci dichiariamo battuti sul campo. Ci possiamo forse solo difendere, ma sconfiggerle è impossibile». E cosa fanno allora al Cead? «Il nostro è un lavoro strano - continua Luciani - Detto in maniera semplice, di notte mettiamo le trappole, catturiamo le zanzare, le congeliamo e quindi le contiamo e le dividiamo per specie. In base al numero, alla tipologia e stando sempre molto attenti alle condizioni meteo, predisponiamo una serie di piani d’attacco che vanno dalla lotta larvicida e adulticida alla bonifica di determinate aree».
Scendendo nei dettagli, le trappole di cui parla Luciani sono formate di tre parti. Un barattolo forato in cui viene inserita l’anidride carbonica allo stato solido, una ventola aspiratrice e un sacchettino. Le zanzare sono attratte dall’anidride carbonica (che dopo qualche ora passa allo stato liquido) e appena si avvicinano alla trappola (le trappole si trovano su tutto il territorio in quelle che vengono individuate come stazioni di monitoraggio), vengono risucchiate nel cestello. «Il mio compito è quello di contare e classificare le zanzare - va avanti il biologo Jodi Crivellaro - in media ne vengono catturate una quarantina, ma nei giorni critici, e il mese di giugno ne ha visti parecchi, si arriva anche a 400/700 esemplari. Una volta divise per specie, cerchiamo di capire se vi sono esemplari portatori di virus e nel caso ne diamo immediata comunicazione agli enti competenti».
«Bisogna specificare una cosa - sottolinea Luciani - le trappole servono solo al corretto monitoraggio. Quando vediamo che gli adulti superano un certo numero, procediamo con i trattamenti. Perché non passiamo ogni giorno? Perché comunque si tratta di pesticidi che non fanno benissimo e se la soglia di sopportazione (non soggettiva ma oggettiva) non viene superata, è meglio tenersi i pizzicotti piuttosto che respirare altro». La lotta larvicida, invece, è costante. «Il nostro obiettivo primario è la prevenzione - spiegano dal Cead - cerchiamo sempre prodotti nuovi, biologici, in grado di uccidere le larve. Le zanzare depongono le uova nell’acqua (la zanzara caspius nel fango) ed è quindi lì che andiamo a trattare. Si tenga conto che il nostro territorio è immerso nell’acqua e il meteo non è stato certo clemente. Lavoriamo giorno e notte, cerchiamo di arrivare ovunque ma i miracoli, quelli non riusciamo proprio a farli».
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