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Vendita di Nuova Carife al rush finale

Vendita di Nuova Carife al rush finale

Entro la settimana le offerte vincolanti dei fondi. Le good bank hanno perso 200 milioni ma i dati sono in miglioramento

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Siamo ormai allo snodo decisivo della vendita di Nuova Carife e i manager delle good bank mettono sul piatto tutto quanto hanno per convincere i possibili acquirenti. Nella fattispecie, si tratta di «perdite inferiori alle attese» nel primo trimestre 2013, come sintetizza il presidente unico Roberto Nicastro, mettendo insieme i numeri di Nuova Carife con quelli di Chieti, Etruria e Marche. Anche questo può essere un indizio della volontà-necessità di vendere il “pacchetto” intero, ad uno dei fondi rimasti a giocare la partita, anche se ogni tanto rimbalza ancora l’indiscrezione che Popbari sarebbe interessata a scorporare la sola Chieti. Gli acquirenti devono quindi partire dalla perdita lorda di 153 milioni complessivi nei 38 giorni tra la risoluzione e il 31 dicembre, e dal -49 milioni del primo trimestre 2016, «circa la metà di quelle previste» si legge nella nota ufficiale. Il numero dei clienti rimane stabile a rispetto a dicembre, oltre 1 milione, mentre in tutto il periodo della risoluzione e fino al 31 marzo i rinnovi e nuovi finanziamenti hanno interessato quasi 40mila clienti per 4.760 milioni di euro. Al termine del primo trimestre la raccolta da clientela ha toccato 21,8 milioni, «che mostra una buona capacità di attrarre fondi su conti correnti e altri conti di deposito, che hanno totalmente compensato la lieve flessione sulla componente titoli (ridottasi di circa 300 milioni)». Il complesso dei finanziamenti verso clientela ammonta a 18,2 milioni (-2,26%), con trend «sostanzialmente analogo per tutte le 4 banche».

I patrimoni risentono ovviamente delle perdite e sono in flessione a quota 1.700 milioni, con un Cet1 complessivo del 10,10% che è invece in miglioramento rispetto a quello di fine anno (9,85%). Questo perché nel corso del trimestre le banche hanno ceduto 1.412 milioni di euro di sofferenze a Rev, la bad bank di sistema alla quale Nuova Carife dovrà conferire presto altri crediti deteriorati. Per quanto riguarda i risultati economici, la perdita negli ultimi giorni 2015 considerata al netto dei contributi straordinari al fondo interbancario di tutela dei depositi, si riduce a 107 milioni. Volendo considerare la sola ultima riga del conto economico, la gestione Nicastro complessivamente viaggia a -200 milioni di euro: per il primo trimestre 2016, da notare che «la Nuova Banca Etruria torna in positivo con un risultato ante imposte di oltre 1,5 milioni di euro». Il margine d’intermediazione presenta ricavi per circa 137,1 milioni, «sostanzialmente in linea con quanto previsto», mentre i costi sono pari a 141,7 milioni, di cui 93,3 per le spese del personale. Continuano le rettifiche di valore che si posizionano a 49,3 milioni, «nettamente inferiori alle attese, dopo l’esercizio di drastica svalutazione dei crediti problematici nell’ambito della risoluzione».

Questi numeri sono già conosciuti dai potenziali acquirenti, che hanno accesso al data room per aver presentato un’offerta non vincolante, ma solo al termine di questa fase si capirà che incidenza hanno avuto sulla vendita. La data fissata per l’offerta vincolante è ormai alle porte, in quanto le indicazioni, a meno di proroghe, convergono su domani, 8 luglio, o sabato 9, non resta che vedere quanti tra i fondi vorranno concretamente competere per Nuova Carife e le altre tre. La platea, rispetto alla «decina» di soggetti che si erano affacciati al data room, sembra essersi ridotta, c’è chi parla della partecipazione sicura di due soggetti, i fondi anglosassoni Apollo e Apax Partner, protagonisti di trade e tentativi di acquisizione in vari mercati. La nomina di Felice Delle Femine, esperto manager ex Unicredit, l’altro giorno a Carichieti, potrebbe essere un ponte verso la nuova proprietà.

Stefano Ciervo

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