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I piccoli soci della Caricento preoccupati per le azioni

CENTO. Dai 21 euro del 1° luglio 2015 ai 17 di venerdì scorso. In un anno le azioni di Caricento hanno perso il 19% del valore ed il recente passaggio alla contrattazione elettronica sul mercato Hi-Mt...

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CENTO. Dai 21 euro del 1° luglio 2015 ai 17 di venerdì scorso. In un anno le azioni di Caricento hanno perso il 19% del valore ed il recente passaggio alla contrattazione elettronica sul mercato Hi-Mtf può far oscillare la quotazione di dieci punti ogni settimana, con possibilità al ribasso che fa tremare i polsi ai soci privati riuniti nell'Associazione piccoli azionisti. Meno di trecento soci sui diecimila privati che detengono il 33% dell'istituto, ma documentati, puntigliosi e agguerriti. «Fino al 2010 avevamo anche un rappresentante in consiglio - raccontano, presentandosi - ma ora con lo sbarramento non abbiamo più neanche l'illusione di poterci contare con una nostra lista». Restano gli interventi in assemblea, unico ufficiale in cui hanno la possibilità di parlare. E lo fanno, spesso inascoltati.

«Per anni - ricorda il presidente Marco Mattarelli, fresco di rielezione in consiglio comunale a Cento - abbiamo chiesto di riattivare il fondo riacquisto azioni proprie per movimentare un mercato che è stagnante pur se il numero dei soci cresce, e ciò perché i nuovi soci, attratti dai vantaggi che la banca indubbiamente offre, si accontentano del minimo, di un pacchetto da cento euro. Chi negli ultimi tempi ha avuto necessità di vendere per far cassa si è dovuto mettere in coda, una coda di mesi». Il nuovo sistema di contrattazione può dare nuovi impulsi alla compravendita? «Siamo pessimisti – risponde Mattarelli – Crediamo sia stata una mera operazione di esternalizzazione, che ha sgravato la banca di lavoro e responsabilità, ma mette a rischio la tenuta del valore delle nostre azioni. E dico le nostre, quelle dei piccoli azionisti che hanno acquistato ad un prezzo anche maggiore di 20 euro, non quelle della Fondazione e della Holding che sono in carico a 5,16 euro. Fondazione e Holding hanno questo vantaggio: che se anche il valore del pacchetto azionario si dimezzasse, sarebbe comunque maggiore di quello di partenza. Formalmente ineccepibile, ma noi crediamo che abbiano comunque la responsabilità di non bruciare il patrimonio della città e del territorio».

Il bilancio 2015 ha distribuito un dividendo di 7 centesimi ad azione, poco rispetto ai 50 dati mediamente fino al 2007. «Anche troppo - chiosano dall'Associazione - La verità è che la Fondazione ha bisogno di drenare risorse per finanziare a pioggia le associazioni del territorio. Noi raccomandiamo prudenza».

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