La Nuova Ferrara

Ferrara

cassa di risparmio/1

La Fondazione: ora risarcimenti

L’ex primo azionista: al Tar le prove che la banca poteva riprendersi

2 MINUTI DI LETTURA





La Fondazione Carife è sempre più convinta che a ottobre il Tar del Lazio le darà ragione, risarcendola per l’azzeramento delle sue azioni dovuta alla risoluzione. Ieri l’ente presieduto da Riccardo Maiarelli ha elencato tutti i più recenti motivi di ottimismo che, si suppone, saranno inseriti nel dossier Tar. Si va dal bilancio dei due anni di commissariamento, con un calo del 64% degli impieghi e del 35% della raccolta, «margini praticamente azzerati» a novembre scorso e perdite di 35,5 milioni nei mesi roventi che precedettero la risoluzione; alla sentenza della Corte d’Appello di Bologna del maggio scorso, sul fatto che l’insolvenza non fosse conclamata al momento del commissariamento (anche perché altrimenti i commissari sarebbero stati obbligati a richiederla già allora). C’è infine la disparità di trattamento rispetto al caso-Cesena, visto che quella Cassa di risparmio sarà salvata con un aumento di capitale del Fitd, con tanto di warrant per i vecchi azionisti: operazione identica a quella approvata in assemblea ma mai varata per corso Giovecca.

«Carife era una banca che poteva riprendere la normale operatività - conclude la Fondazione - come del resto dichiarato dai commissari con la presentazione del progetto di aumento di capitale del luglio 2015. La banca non era insolvente, o meglio fallita come da alcune interpretazioni, la soluzione era stata trovata e approvata, la crisi poteva essere risolta senza sacrificare tante migliaia di azionisti e clienti». Ora «gli obblighi di risarcimento in capo a chi doveva sovrintendere al buon esito della vicenda».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google