La musica “atomica” dei Mogway
“Ferrara sotto le stelle” ha chiuso con la band scozzese, bandiera del post-rock anglosassone
Disturbante, spiazzante, magniloquente, metamorfico, estremo, proprio come loro. Sono tanti gli aggettivi per commentare l'ultimo atto di "Ferrara sotto le stelle", edizione numero XXI. In scena tutta l'irruenza sonora dei Mogwai, band scozzese anch'essa ormai arrivata al ventennale di attività, anni in cui ha aperto la strada (insieme agli islandesi Sigur Rós) ad un post rock quasi esclusivamente strumentale, basato su lunghi brani chitarristici che alternano momenti morbidi e 'puliti' a vere e proprie esplosioni di fragore, forgiando un suono maestoso e potente, personalissimo, di forte impatto emotivo. L'unica data italiana in programma quest'anno, (vera delizia per i circa 1400 fan che hanno assistito al prodigioso 'intreccio') era focalizzata sulla sonorizzazione di "Atomic - Living in Dread and Promise", il celebrato documentario prodotto da BBC Four, diretto dal regista irlandese Mark Cousins (autore, tra l'altro, del bellissimo I Am Belfast), prima tappa di una serie che il canale ha dedicato al settantesimo anniversario della tragedia nucleare di Hiroshima. Il docu-film, costruito montando un volume impressionante di immagini di archivio (interviste, proclami, spezzoni pubblicitari, immagini di repertorio, statistiche, sondaggi) di suo è una rutilante e, spesso, volutamente sgradevole immersione nell'incubo del nucleare, da Hiroshima a Chernobyl fino a Fukushima; in questa versione 'musicata in diretta', come si faceva ai primordi del cinema, la pellicola ha il merito di avere portato la band scozzese ad estrarre dal cilindro alcune autentiche gemme.
Vero è che "Atomic", album uscito il primo aprile, non è la prima esperienza di colonna sonora del quartetto di Glasgow, che nel 2012 aveva musicato la notevole serie televisiva francese 'Les Revenants'. Ma nei dieci brani, risultato di una rieditazione del materiale utilizzato per realizzare la colonna sonora del documentario, c'è molto della forza della loro musica. Sul palco, i Mogwai sono apparsi lanciatissimi in una non stop di 75' che ha impressionato tutti; merito delle escursioni sonore di Stuart Braithwaite e della batteria di Martin Bulloch, ma anche, mai così decisivo, del contributo di Barry Burns alle tastiere. La cornice di piazza Castello, ancora una volta, perfetta. E in finale, l'encomio, alla 'band' capitanata da Roberto Roversi, assolutamente doveroso.
Riccardo Corazza
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