La supertestimone del caso disse il falso sulla prefettura
E’ un retroscena che non è emerso dagli inquirenti sull’inchiesta sulle “pratiche veloci” a favore di immigrati cinesi. La super-testimone, definita tale per aver dato il via all’inchiesta nel...
E’ un retroscena che non è emerso dagli inquirenti sull’inchiesta sulle “pratiche veloci” a favore di immigrati cinesi. La super-testimone, definita tale per aver dato il via all’inchiesta nel lontano 2012, accusando la funzionaria della prefettura Simona Granatiero, è in realtà indagata per calunnia nei confronti dell’impiegata: a carico di Mindaro Bagorio, filippina, 39enne, la stessa procura da tempo ha chiuso indagini nei confronti della Bagorio che aveva accusato - ingiustamente e falsamente, scrive la procura stessa - la funzionaria accusandola di concussione. Secondo le dichiarazioni della filippina, la Granatiero le aveva imposto coi ricatti il pagamento di 2000 euro a pratica: niente di tutto questo, poichè secondo la stessa procura vi è stata calunnia.
Parte da qui la difesa della Granatiero stessa, come sottolinea il suo legale (Salvatore Mirabile) ironizzando sul fatto che «la filippina non era poi la supertestimone che è stata dipinta dagli inquirenti». Si preanncia dunque un scontro aspro tra accusa e difesa il 19 settembre quando si discuteranno le posizioni dei 40 imputati, la maggior parte cittadini cinesi, per aver favorito e usufruito delle pratiche veloci per il ricongiungimento familiare. Un processo per nulla scontato spiega la difesa Granatiero: «All’udienza preliminare presenteremo tutte le nostre critiche alle accuse, non intendiamo chiedere riti alternati e andremo, nel caso, al dibattimento sereni e convinti di poter dimostrare la nostra estraneità e la assoluta irrilevanza delle accuse e dell’inchiesta». Soprattutto sulle dazioni di denaro: «Se denaro c’è stato, come dicono i cinesi che hanno confessato, è stato consegnato alle imprenditrici accusate, non certo alla Granatiero: contro di noi vi sono solo conoscenze e frequentazioni che nulla hanno a che vedere con lo scambio di denaro. Le intercettazioni d’accusa? Su 7000 chiamate, da 4 anni vengono citati solo 3 colloqui, interpretati in modo assolutamente opposto al significato delle parole scambiate».
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