Ospedale di Ferrara, quei 100 milioni che traballano
Pubblicati i conti definitivi della seconda tranche di lavori per la costruzione del polo sanitario (Cona2): è costato 188 milioni di euro più i circa 100 di Cona1. Per il trasloco speso 1 milione di euro. L'azienda ospedaliera potrebbe essere chiamata a rimborsare la Regione dei mancati introiti dall'Inail (65 milioni) e dalle cessioni immobiliari (30 milioni) con ulteriori sacrifici sulla spesa sanitaria
FERRARA. Chi pensa che l’interminabile partita dei costi pubblici legati alla costruzione dell’ospedale di Cona si sia chiusa con l’apertura del Nuovo Sant’Anna forse dovrebbe dare un’occhiata all’atto di collaudo amministrativo appena licenziato dall’azienda ospedaliera. Il documento fissa la storia e i paletti finanziari dell’appalto “Cona 2”: 188 milioni di euro che vanno a sommarsi ai circa 100 dell’appalto iniziale (Cona 1), avviato nel 1996 e sospeso nei primi anni del decennio scorso, infine completato con “Cona 2” per un conto complessivo vicino ai 300 milioni di euro (281 quantificati nei mesi scorsi dall’assessore regionale Venturi, 305 dichiarati a suo tempo dall’ex dg Gabriele Rinaldi). Tra le voci di finanziamento del nuovo polo di degenza, ricerca e didattica ce ne sono almeno due che finora sono rimaste sulla carta. E non si tratta di briciole: sommate, nei bilanci di Cona 2, sfiorano i 100 milioni di euro.
Tecnicamente non è un “buco” perchè quei fondi sono stati coperti con erogazioni della Regione, ma potrebbero imporre in futuro all’azienda ospedaliera uno sforzo economico ulteriore (in tempi non proprio rosei per le finanze pubbliche) per rimborsare chi ha versato il denaro (cioè l’Emilia Romagna) sottraendolo ad altri investimenti che avrebbero potuto rientrare nella programmazione sanitaria regionale. La prima cifra, la più corposa, è di 65 milioni di euro, quelli promessi dall’Inail, che si era impegnato ad acquistare un’ala dell’ospedale a fronte di un canone annuo da riscuotere per almeno un quarto di secolo. Il dg dell’azienda ospedaliera,Tiziano Carradori, in una lettera inviata alla Regione nell’ottobre scorso, aveva di fatto chiuso la vicenda sottolineandone l’inopportunità per le possibili lungaggini di un’azione legale, per l’impatto sul bilancio del Sant’Anna (in alternativa al rimborso da versare alla Regione ci sarebbe stato il canone annuo da pagare all’Inail) e sulla gestione complicata dallo spezzettamento dell’ospedale.
L’assessore regionale alle Politiche per la Salute, Sergio Venturi, in una dichiarazione rilasciata alla “Nuova” nel marzo scorso assicurò che era stato aperto un canale di dialogo con Inail proprio sul destino di quei 65 milioni. L’altra voce “barcollante” è rappresentata dai 31 milioni di euro che, secondo il piano originario di finanziamento dell’opera, datato 2004, il Sant’Anna avrebbe dovuto incassare mettendo sul mercato una porzione di 6-7 ettari dell’ex ospedale di corso Giovecca da riqualificare per la cessione ai privati: case, negozi, uffici, servizi.
La tabella aggiornata degli introiti indica che ad oggi quel flusso si è fermato a 2 milioni di euro, perché - per motivi legati in particolare alla flessione del mercato immobiliare - nulla è stato fatto per avviare il piano particolareggiato. La delibera regionale con cui fu concesso un anticipo di 30 milioni di euro corrispondenti agli introiti attesi da alienazioni (a oggi non realizzati) «non specifica» se quei soldi il Sant’Anna dovrà restituirli, ma Carradori ritiene oggi che, in assenza di passi avanti, «sia corretto e doveroso farlo». Inutile dire che restituire alla Regione 95 milioni, anche se con piani di ammortamento a lungo termine, imporrebbe ulteriori sacrifici al bilancio. Cos’altro emerge dalla lettura del documento? Che la spesa per il trasloco dal vecchio al nuovo Sant’Anna è stata di un milione di euro. Che il consorzio Prog.Este, finanziatore con 45 milioni di euro di una quota dei costi di realizzazione di Cona 2, pretende altri 3.2 milioni di euro per spese sostenute. L’azienda ospedaliera sarebbe disposta a riconoscerne 2.3.
Infine, la cessione dell’ex San Giorgio di via Boschetto, valutata nel 2004 8.3 milioni oggi è stimata 3.4. (gi.ca.)
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