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RIFIUTI

Una nuova tegola dall’alto per il Pd ferrarese

di GIAN PIETRO ZERBINI
L'inceneritore dei rifiuti di Hera
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L'inceneritore dei rifiuti di Hera

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FERRARA. La partita dei rifiuti provenienti dalla Puglia, da smaltire nell’arco di due mesi nell’inceneritore di via Diana, rischia di diventare un’altra grossa spina nel fianco per il Pd ferrarese e per l’amministrazione comunale. Una tegola, ovviamente non richiesta, piovuta dal cielo con un diktat della Regione e che va ad inserirsi tra i disagi e le emergenze “inaspettate” sorte in questi ultimi mesi che questa giunta è costretta ad affrontare.

Ce ne è sempre una, ultimamente, e queste 12mila tonnellate di ecoballe puzzano in casa Pd più del previsto, perché vanno a toccare e smuovere polemiche su un altro argomento, quello dell’ambiente, sul quale si era giunti ad un armistizio, tra potere politico ed opinione pubblica, con la rinuncia dell’impianto geotermico. E dire che la seconda giunta Tagliani è nata sotto gli auspici più favorevoli, con nemmeno un Saturno contro. Trascinato dall’effetto Renzi del 40,8% alle Europee nel 2014 e da un positivo primo mandato nonostante gli anni della crisi globale, il sindaco non solo è stato eletto in carrozza al primo turno ma può contare ancora in consiglio comunale su una maggioranza bulgara che nemmeno il Pci di Spero Ghedini aveva. A rendere ancora più agevole il cammino della giunta nei primi mesi ci ha pensato poi un’opposizione sfilacciata e confusa, in mano alle “Rendinate” di turno, all’M5S che ha perso due delle “cinque stelle” di partenza poi rimpiazzate.

A rendere ancora più agevole il cammino della giunta nei primi mesi ci ha pensato poi un’opposizione sfilacciata e confusa, in mano alle “Rendinate” di turno, all’M5S che ha perso due delle “cinque stelle” di partenza poi rimpiazzate, a un gruppo di Forza Italia non in sintonia come il quartetto Cetra, a un giovane Spath (FdI) impegnato soprattutto a contenere la possibile emorragia del voto di pancia verso la Lega Nord e per finire proprio con i Padani con un Cavicchi proteso - più che ad attaccare Tagliani - a frenare l’esuberanza non sempre composta di “Naomo” Lodi e del suo noto metodo “A calci in culo a casa loro”.
Tutto facile, tutto in discesa? E invece no.
La balena Pd a Ferrara è rimasta incagliata in alcune secche pericolose, che rischiano di compromettere l’ingente patrimonio di consensi conquistato ai seggi due anni fa. Paradossalmente il Pd nostrano e la giunta che sostiene hanno subito più danni da manovre nazionali e regionali dello stesso partito, che non da un’opposizione locale così dispersiva tanto che c’è stato un momento in cui veniva indicato addirittura l’arcivescovo Luigi Negri, per alcune sue dichiarazioni su temi cittadini, come il vero anti Tagliani.
L’accordo tra Emiliano e Bonaccini sui rifiuti da smaltire a Ferrara, pillola indorata come emergenza solidale, crea nuovi problemi al Pd ferrarese che sabato si è affrettato con le altre forze di maggioranza a firmare un Ordine del giorno in consiglio comunale per chiudere a sindaco e giunta un impegno per ridurre al minimo i disagi provocati dall’arrivo dei rifiuti dalla Puglia. Vitellio e soci sanno benissimo l’insidia di questa mina vagante. Con quale faccia si potranno chiedere maggiori sforzi per la raccolta differenziata se poi si bruciano i rifiuti degli altri? E così bisogna sempre correre ai ripari per arginare il malcontento derivato da questi “regali” che piovono dall’alto.
Un copione già visto anche per la vicenda Carife, con lo sciagurato decreto Salvabanche del Governo a novembre, che ancora fa infuriare migliaia di risparmiatori ferraresi, con il Pd rimasto, di fatto, con il cerino in mano, dopo anni di malagestione della banca, provocati da sbagli della classe imprenditoriale locale. In casa Pd a Ferrara sanno benissimo i danni provocati da questo provvedimento e si sono affrettati a smarcarsi, sindaco in testa, da una decisione che ha beffato tanti ferraresi, usati come cavie del bail-in.
Un’altra spinosa questione che vede la giunta con il fiato corto è quella della Gad e della sicurezza. Situazione colpevolmente sottovalutata, ma che non trova sponda e sostegno a livello nazionale. Il sindaco e il Pd ferrarese hanno chiesto al Governo più uomini e mezzi per contrastare l’emergenza criminalità in quella zona calda della città, ma i rinforzi non sono arrivati. Anzi.
Ora spuntano i rifiuti urbani pugliesi. La scelta di Ferrara ovviamente la dice lunga sul peso specifico a livello regionale. In Romagna c’è il mare, non si può, a Modena neppure, Ravenna idem, a Parma c’è il noto inceneritore di Pizzarotti, Piacenza ha già dato. Ecco quindi Ferrara con il massimo carico possibile (12.000 tonnellate) il rimanente a Bologna, ma poi è Granarolo, perché lì a differenza di Ferrara gli inceneritori sono più lontani dal centro che gli ospedali. Questa città non merita di prendere sempre sberle. A Ferrara questa è l’aria che tira. Ma a Roma e a Bologna se ne rendono conto?
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