Uccise la moglie invalida Condannato a 10 anni
Minimo della pena per Giuseppe Parmiani. Non voleva più veder soffrire la consorte Carmen Tassinari. Il perito lo ha giudicato capace di intendere e volere
CENTO. La moglie 80enne era malata da anni, lui giorno dopo giorno le era stata a fianco, accudendola 24 ore su 24. La sera del 2 maggio dello scorso anno, nella casa di via Borselli a Cento, non ha retto più, non ha sopportato più le sue sofferenze e le ha tolto la vita colpendola con un coltello da cucina, un solo fendente che ha spento la vita della moglie e anche la sua. Di questo hanno dibattuto ieri in tribunale, giudici e avvocati, un dramma della disperazione, della sofferenza e alla fine la condanna è stata soppesata tra umanità e codice penale: 10 anni la pena per Giuseppe Parmiani, 81 anni, per aver spento quello che rimaneva della vita della moglie Carmen Tassinari, 80enne. Ieri il giudice Monica Bighetti, dopo aver ascoltato la relazione del perito psichiatra Luciano Finotti che ha valutato la totale capacità di intendere e volere dell’anziano mentre spegneva la vita della moglie ha accolto la richiesta della pm Barbara Cavallo, che ha limitato la pena - con quella umanità in equilibrio con il codice - ad una condanna di 10 anni. In aula a difendere l’uomo, in un processo - quasi atto dovuto - l’avvocato Giampaolo Remondi che parla di «sentenza equilibrata» per la quale occorre attendere le motivazioni (90 giorni) per valutare l’appello visto che la consulenza psichiatrica della difesa parlava di una semincapacità dell’anziano che potrebbe attenuare ulteriormente pena e condanna.
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