Berco, sindacati infuriati: «Operai senza garanzie»
Iieri mattina lo sciopero di 4 ore dei lavoratori dello stabilimento. Resta l’incubo esuberi. La “Boston” in fabbrica, attesa per i risultati della verifica
COPPARO. Quattro ore di sciopero (le ultime quattro di ogni turno; con 3 momenti di presidio davanti ai cancelli della fabbrica, cioè dalle 9,30 alle 11, dalle 12 alle 13,30 ed infine dalle 17 alle 19), lavoratori che sono tornati a vivere tensioni che parevano messe in un cassetto e sindacalisti che ieri mattina hanno fatto il punto della situazione, durante lo sciopero, e delle possibili nuove prospettive della fabbrica.
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Copparo, come su un’altalena, vede addensarsi altre nubi sopra il cielo della Berco. I lavoratori (molti con la felpa “alla Salvini” con la scritta Fiom) stanno davanti all’ingresso principale dello stabilimento, mentre i tre leader sindacali spiegano lo stato dell’arte nelle trattative e negli incontri con la proprietà e preparano il terreno per nuovi confronti. Arriva anche una pattuglia dei carabinieri, ma sembra sia arrivata solo per consegnare documentazione amministrativa. Tutto scorre senza particolari patemi e, pur in un clima generale di preoccupazione, la mattina è tranquilla, più che tranquilla sotto il profilo dell’ordine pubblico. La cura dimagrante di alcuni anni fa ha già portato il numero dei lavoratori a 1.600, e dietro potrebbe tornare a farsi sentire il rischio di possibili esuberi.
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Capire lo stato d’animo dei lavoratori è facile. Entrare nei dettagli di una contrattazione nazionale lo è meno. Sandra Rizzo (Fim-Cisl) ci aiuta: «Qui siamo ad un punto molto critico - spiega la sindacalista, ormai da anni legata alle vicende Berco - , e secondo me l’obiettivo è quello di cancellare il contratto nazionale. Questo darebbe modo alla proprietà, attraverso passaggi che qui non sto ad elencare, di garantire dividendi maggiori ai propri azionisti. Ai vertici interessa, alla Thyssenkrupp interessa la stessa cosa». In sostanza, e in parole povere, significherebbe aumentare i dividendi degli azionisti a scapito degli stipendi dei lavoratori e delle lavoratrici.
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Ma c’è anche un’altra situazione che sta sullo stomaco ai sindacalisti e ai lavoratori: da alcuni mesi una ditta specializzata in consulenze industriali, la Boston Consulting, sta sezionando metro per metro la fabbrica, su ordine della proprietà, per capire dove intervenire, e in che modo, per migliorare le cose in Berco. Anche qui, facile intuire come chi, qui, lavora stia vivendo questi periodi. Ecco perché, sempre secondo la Rizzo, la preoccupazione è massima e occorre stare in allerta come le sentinelle. Lavoratori e sindacati, tutti e due. A questo, a tutto questo, vanno aggiunte le situazioni non semplici per quanto riguarda gli ordinativi che arrivano dalle due maggiori aree-clienti della Berco, vale a dire la Cina e l’Asia in generale da una parte, e gli Usa dall’altra. Incertezza dei mercati che certo non aiuta ad essere ottimisti. Chiediamo, ad esempio, informazioni sulla grande pressa fatta installare alcuni anni fa dentro la fabbrica: ultimamente è sotto-utilizzata e questo non è un buon segno, come sottovoce gli stessi sindacalisti confermano. Se si aggiunge che le prospettive occupazionali e produttive (dai segnali ricevuti dai sindacalisti) sono incerte, il quadro non porta a pensieri straordinariamente felici e alla Berco tornano ad insinuarsi vecchi fantasmi che tutti, proprio tutti, speravano non dover rivedere.
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