Maiarelli sta con il sindaco «Bankitalia non ha vigilato»
Il presidente della Fondazione: «Giusto e doveroso che la Procura accerti e verifichi, ma se Carife è andata a ramengo la colpa non è dei 17 indagati»
La notizia dei 17 indagati per l’aumento di capitale non modifica le convinzioni dell’ingegnere Riccardo Maiarelli sulla vicenda Carife. Per il presidente della Fondazione Carife le responsabilità - quantomeno quelle politico-economiche che hanno ridotto a zero Carife - vanno cercate a Roma.
«È stato aperto un fascicolo ed è giusto e doveroso che la Procura verifichi e faccia tutti i necessari accertamenti» afferma Maiarelli. Che poi concentra il suo ragionamento su Bankitalia, a partire dall’ipotesi accusatoria secondo cui la governance di Carife avrebbe messo i bastoni fra le ruote alla Vigilanza: «Siamo in punto di diritto e io sono un ingegnere, ma penso che se Bankitalia avesse riscontrato qualche ostacolo alla vigilanza, l’azione giudiziaria l’avrebbe promossa Bankitalia stessa». Rileva inoltre che i commisssari al termine del loro mandato hanno promosso solo un’azione risarcitoria.
Sull’aumento di capitale Maiarelli riavvolge il nastro e lo porta indietro al 2011: «L’aumento è stato deciso da Bankitalia, non è stato il cda a dire 150 milioni, sono stati loro, e in quel periodo Carife era in vigilanza rafforzata. E poi rispetto a quello che è successo e si è generato dopo, i 150 milioni appaiono poca cosa». Maiarelli si riferisce alla debacle subita da Carife all’indomani del commissariamento e all’indomani del decreto Salvabanche. Maiarelli ha di fronte il paginone della Nuova, a sinistra il titolo sui 17 indagati che avrebbero nascosto la verità a Bankitalia, a destra il titolo su Tagliani che auspica le dimissioni del governatore Visco. «Io sto con il sindaco. Lasciamo da parte per un attimo la nostra Carife, davanti al disastro che si sta manifestando adesso nel sistema bancario viene da chiedersi dove stava la Vigilanza. La Vigilanza ha fatto acqua, questo è un dati di fatto. Quando il ministro Padoan diceva che le “nostre banche stanno bene” Bankitalia gli comunicava che le sofferenze mensili raggiungevano valori record, tanto che ora siamo0 a 210 miliardi? L’adozione di strumenti straordinari come la bad bank per i crediti deteriorati, dovevano far parte dell’agenda di Bankitalia. Le crisi di tanti istituti di credito testimoniano che Bankitalia non ha svolto correttamente le funzioni di regolazione del mercato e di vigilanza». Chiusa la parentesi nazionale Maiarelli torna sui fatti di casa ma con la mente sempre rivolta a Bankitalia: «Non dimentichiamo che per due anni siamo stati sospinti tra le mani mortifere della Popolare di Vicenza. Cosa aveva guardato Bankitalia a Vicenza?».
«Ai danni di Carife in questi ultimi anni sono state commesse ingiustizie che non hanno pari». Il capitolo dei salvataggi ne è un emblema. «Con il Fondo Atlante si salvano le banche grosse, CariCesena viene salvata dal Fondo interbancario, per il MPS interviene lo Stato e solo quattro “piccole” banche vengono mandate a ramengo, tra cui Carife che a differenza delle altre tre aveva già tracciato la via per il salvataggio». Intanto a 8 mesi dal Salvabanche il valore delle 4 banche è precipitato a 300-500 milioni. «Saranno svendute» pronostica Maiarelli, con grave danno. Basti pensare che appena un anno fa per la sola Carife il Fitd era disposto a sottoscrivere un aumento di capitale di 300 milioni.
Piano penale e piano economico viaggiano spesso e volentieri in parallelo. L’ingegnere lo sa. il che non gli impedisce un’ultima considerazione, anche alla luce della sentenza della corte d’appello di Bologna che data l’insolvenza di Carife a dopo il commissariamemto: «Se Carife è andata a ramengo non è dipeso dai 17 indagati».
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