Omicidio Tartari, l'assassino condannato a 30 anni di carcere
La sentenza contro Ivan Pajdek. I fratelli del pensionato ucciso: «Una sentenza giusta, un bell'esempio di giustizia non per noi ma per tutta la città». La procura: «Soddisfatti per aver dato risposte veloci a un omicidio brutale e a una morte assurda». La difesa ricorrerà in appello
FERRARA - E’ la prima sentenza per l’omicidio di Pier Luigi Tartari, contro uno dei suo assassini. Oggi, giovedì 14 luglio, Ivan Pajdek, 51 anni, il più vecchio e il capo della banda che uccise il pensionato di Aguscello, è stato condannato a 30 anni di carcere.
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Il giudice Piera Tassoni ha valutato questa pena, partendo dall’ergastolo, ridotto però per il rito (in abbreviato si ha lo sconto di un terzo di pena), ma ha riconosciuto l’omicidio pluriaggravato, ossia le aggravanti della crudeltà e dell’aver ucciso per nascondere la rapina in casa, che avevano portato i calcoli dell’accusa al carcere a vita, poi ridotto.
«E’ una sentenza giusta, ha spiegato pochi attimi dopo la lettura - l’avvocato Eugenio Gallerani , che assiste il fratello Marco e la sorella Rita del pensionato ucciso - perchè ha riconosciuto tutte le aggravanti per una morte assurda, quella del povero Pier Luigi Tartari che quella sera del 9 settembre dello scorso anno, dopo essere tornato da una serata in pizzeria con amici e dopo una vita di lavoro e una vita normale mentre rientrava a casa è stato barbaramente ammazzato per pochi soldi». E aggiunge lo stesso legale che il giudice ha sentenziato, a favore della parte civile, una provvisionale danni per 80mila euro ciascuno per Marco e Rita Tartari.
Il pm in aula, Giuseppe Tittaferrante, spiega che è stato rinosciuto l’impianto accusatorio, (la richiesta era stata fatta dal titolare il pm Filippo Di Benedetto), mentre il procuratore capo Bruno Cherchi, a commento della sentenza esprime «soddisfazione per il lavoro svolto, soddisfazione tuttavia relativa perchè ci troviamo di fronte ad una morte assurda per le sue modalità e motivazioni: Tartari- prosegue Cherchi - era un pensionato che viveva in una casa normale e la sua morte è stata voluta con un brutalità che ci ha portati a contestare le aggravanti che hanno tenuto. Un caso in cui era stato coinvolto Tartari ma poteva essere chiunque la vittima». Infine Cherchi si dice soddisfatto perchè «la procura in tempi rapidi ha dato risposte a questo omicidio brutale con la sentenza di primo grado, la prima e che è un segnale del controllo del territorio che si deve avere».
L’avvocato Daniele Borgia, codifensore di Pajdek, riconosce il «dolore dei parenti, cui è impossibile immedesimarsi ma dal punto di vista tecnico attendiamo le motivazioni per potere fare appello, perchè ribadiamo che non c’era stata volontà di uccidere»: la difesa sosteneva una sorta di omicidio preterintenzionale, attribuendo le maggiori colpe agli altri due assassini, Constantin Fiti e Patrik Ruszo.
Ultima, ma non ultima, Rita Tartari, la sorella che è sempre stata in silenzio e che ieri per la prima volta ritenuto di potere dire che «è stata fatta giustizia, ma per noi sarà sempre poco, poco rispetto al dolore e alla assenza di mio fratello».
«E’ un segnale importante non solo per noi ma per tutta la città, anche se non passa giorno che io non pensi a mio fratello e alla sua morte» e infine, come dice assieme al fratello Marco «questo è stato un bell’esempio di giustizia, tutti ne avevamo bisogno e adesso occorrerà che venga fatta anche negli altri processi». Che si apriranno in Corte d’assise a settembre nei confonto degli altri due accusati di aver ucciso Tartari.
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