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Le casette dell’acqua non convincono l’amministrazione

Le casette dell’acqua non convincono l’amministrazione

Copparo, M5S e Lega a favore dei distributori per il territorio Berneschi: quella del rubinetto è controllata e a domicilio

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COPPARO. In alcuni centri della provincia sono già stati installati alcuni distributori di acqua, le “casette dell’acqua”, simili a quelli del latte. Nel corso dell'ultimo consiglio comunale, il capogruppo del M5S di Copparo, Ugo Selmi, ha presentato un ordine del giorno relativo all’argomento. Selmi ha ribadito più volte, nel corso del suo intervento, che l’obiettivo, oltre che a valorizzare l’acqua pubblica, o meglio, la cultura dell’acqua come bene pubblico, è indirizzato a ridurre il più possibile la produzione e la diffusione di bottiglie di plastica e non solo: «Questi distributori- si legge nel testo dell’ordine del giorno - comporterebbe molti benefici economici per i cittadini sia per quanto riguarda la tariffazione, sia in termini di acquisto di bottiglie. L’acqua erogata deve essere controllata dal gestore del servizio idrico e delle Asl territoriali, organi deputati al controllo ufficiale con giudizio di potabilità per tutti i parametri (62) di qualità chimica, fisica e batteriologica. Non c’è antitesi con il consumo di acqua potabile “del rubinetto”. I cittadini potranno riutilizzare le stesse bottiglie, acquistandole in vetro. L’impianto sarebbe semplice: un refrigeratore ed un filtro a carboni attivi, il tutto alimentato da un pannello solare per contenere i costi elettrici». Il consigliere della Lega Nord, Luana Veronese, proponeva un emendamento, partendo dal presupposto che sarebbe preferibile non utilizzare carboni attivi e che andrebbe garantita la sicurezza dei cittadini con controlli specifici e puntuali. Il vicesindaco Martina Berneschi esprimeva (posizione rafforzata dal sindaco) netta contrarietà: «L’acqua minerale è controllata ogni tanto, quella dell’acquedotto ogni giorno. Da tempo il Comune di Copparo ha puntato a promuovere l’acqua dell’acquedotto. Poi, si tratterebbe di fornire la struttura, ma dovrebbe essere presente non solo nel centro ma in tutte le frazioni, e fornire anche l’acqua per alimentare tutto, che poi sarebbe pagata dai cittadini sicuramente di più. Meglio invitare i cittadini ad aprire il rubinetto: quella che esce è acqua pubblica, controllata e a domicilio». Sia l’emendamento che la proposta dell’ordine del giorno sono stati respinti dal consiglio.

Alessandro Bassi

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