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il rusco della puglia

Pd e alleati da soli sulla trincea dei rifiuti

Pd e alleati da soli sulla trincea dei rifiuti

M5s, Forza Italia e Lega Nord lasciano l’aula: non è emergenza sanitaria. Vitellio: nessun rispetto per loro. Rendine resta

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In due giorni e mezzo all’inceneritore di via Diana sono già arrivati 21 camion pieni di rifiuti pugliesi. «Un traffico non così pesante» ha annotato l’assessora Caterina Ferri, al quale però bisogna aggiungere... il movimento dei consiglieri di opposizione. Alle 18.46 di ieri, infatti, metà dei banchi del Consiglio comunale si sono vuotati in un minuto: otto consiglieri di M5s, Forza Italia e Lega Nord si sono alzati e hanno infilato l’uscita, lasciando da soli il Pd e i suoi alleati a discutere e votare l’ordine del giorno sui rifiuti. Per la verità è rimasto al suo posto un consigliere di opposizione, Francesco Rendine (Gol), che per questo ha ricevuto un sacco di complimenti da parte dei suoi avversari politici (l’assessora Ferri, il capogruppo Pd Vitellio, in prima fila), lui che fino a pochi minuti prima era stato protagonista dei soliti scambi ruvidi con quelli dei banchi di fronte. Il tutto ha avuto l’effetto di far scorrere a tempi record un dibattito che invece minacciava di allungare fino a sera l’ultimo consiglio comunale pre-ferie, e di ancorare a qualche punto fermo la posizione del Comune sulla vicenda: ad esempio, come c’è scritto sul documento poi approvato, far bruciare altrove i rifiuti importati, alla prossima emergenza, e concentrare le misure di mitigazione ambientale nella zona nord-ovest, dove cioè si crea il disagio dovuto al passaggio dei camion dall’uscita di Ferrara Nord dell’A13. «Considerate che per mitigare l’impatto dell’intero inceneritore bisognerebbe piantare un boschetto grande come la Lombardia, e qui si parla di 12mila tonnellate su 130mila di normale portata» ha osservato ironicamente Rendine, che ha dispensato lezioni di tattica consiliare («l’opposizione si fa restando in aula a contrastare documenti mal scritti»).

Luigi Vitellio, capogruppo Pd, è stato più sprezzante del solito, «non ho alcun rispetto per le rappresentanze che oggi lasciano l’aula, ma non ci dobbiamo sentire soli perché a volte la loro presenza fisica non è sinonimo di risposte a questa comunità». Lui e Renato Finco hanno insistito sul fatto che si tratta di un’emergenza sanitaria, eccezione prevista nel protocollo anti-import approvato all’unanimità dal Consiglio comunale nel 2014, e che la risposta dell’Emilia era stata la stessa quando a chiedere aiuto era stato il governatore ligure Toti, di Forza Italia. Alberto Bova (Fc) ha provato a proporre di diluire gli invii in più mesi, perché «certo bruciare rifiuti non fa bene ai cittadini ferraresi», e Leonardo Fiorentini (SI) ha ribadito che «non ci sono criticità ambientali attorno all’inceneritore». L’assessora Ferri ha invece ricordato che le concentrazioni al suolo di sostanze inquinante vengono già monitorate dalle centraline di Barco e Mizzana, «non pensiamo di esporre i cittadini a rischi, perché i limiti posti da noi all’inceneritore sono ben inferiori a quelli di legge». Hera sta già facendo controlli merceologici e Arpae quelli al camino.

Gianpaolo Zardi (FI) ha guidato il dibattito da presidente supplente del consiglio, senza partecipare al voto. Le opposizioni si sono scatenate fuori dall’aula con documenti durissimi. La Regione bonificherà l’ex inceneritore di via Conchetta? «È un’area inquinata da un’impresa privata, non si devono usare soldi pubblici - tuona M5s - L’assessora Ferri dovrebbe dimettersi per non aver saputo gestire a monte l’assegnazione a Ferrara di questa montagna di rifiuti». E Vittorio Anselmi (FI)... rifiuta la comparazione tra l’emergenza Napoli di qualche anno fa e questa, «la gente là rischiava davvero la salute», mentre «noi l’emergenza sanitaria ce l’abbiamo in casa, basta leggere le statistiche e sentire i medici». Se ne riparlerà a settembre, a forno già freddo.

Stefano Ciervo

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