Coop Serena lascia, per l'assistenza domiciliare cento famiglie in ansia
Nuovo incontro sindacati-azienda ieri dopo lettera di recesso della Coop. per le difficoltà a far quadrare i bilanci.
Il direttore Folletti: «Costi non coperti, persi 172mila euro solo nel 2015»
FERRARA. «I conti sono questi: -110mila euro nel 2014 e -172mila nel 2015 più altri 200mila accumulati dal 2011 al 2013. Il servizio di assistenza domiciliare a Ferrara e nei comuni collegati lo stiamo gestendo in perdita da anni, non possiamo continuare a lavorare in queste condizioni». Nicola Folletti, il direttore di Coop Serena, ripete le stesse cifre che ha ribadito ai sindacati confederali nell’incontro mattutino e conferma che «sì, per trovare un accordo abbiamo tempo solo fino al 31 luglio». E’ questa la scadenza decorsa con l’invio della lettera con la quale la cooperativa ha comunicato di voler recedere dal servizio destinato alle famiglie, un centinaio, che tra Ferrara, Masi Torello e Voghiera usufruiscono delle sue prestazioni.
Si tratta di attività di assistenza rivolte soprattutto a un’utenza anziana, disabile o in situazione di disagio sociale, che vanno dalla cura dell’igiene personale all’accompagnamento all’ospedale. Se la lettera di recesso non sarà revocata, entro l’1 ottobre il Comune (titolare e committente del servizio) dovrà trovare un’altra società in grado di garantire le prestazioni. Il punto più caldo della questione sollevata dalla cooperativa ruota attorno alle tariffe fissate dalle procedure di accreditamento regionale per la remunerazione del tempo di trasporto.
«Coprono solo una quota del tempo lavoro che viene riconosciuto e retribuito al dipendente secondo contratto mentre alla cooperativa che gestisce il servizio viene rimborsata solo una piccola parte del costo del tempo di spostamento, più o meno un quarto del valore», spiega Folletti. Serena è presente nel settore dal 1986.
Dal 2011 sta lavorando rapportandosi con la formula dell’accreditamento «e il problema del mancato riconoscimento di costi sul tempo di trasporto è emerso subito», ricorda Folletti. Ma anche la remunerazione del tempo-servizio «sta sotto il livello dei costi complessivi - evidenzia il direttore di Serena - Viene ricompensato il tempo della prestazione ma non i costi generali che la coop affronta per erogare quelle prestazioni».
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Di fronte a queste difficoltà Coop Serena (29 gli addetti impiegati sul servizio) ha proposto un accordo che prevedeva una serie di modifiche organizzative, tra cui - hanno dichiarato i sindacati che l’hanno rifiutata - una forfetizzazione dei compensi. Una strettoia che ha spinto poi la società a imboccare la strada della disdetta. Il servizio, che si aggiunge all’Assistenza domiciliare integrata di competenza dell’Asl (con prestazioni in questo caso di natura sanitaria), nel 2015 è costato 980mila euro. «Tra il 2014 e il 2015 - aggiunge il direttore di Serena - siamo stati sottoposti a diverse verifiche nella procedura di accreditamento che poi abbiamo ottenuto».
Il recesso ha anticipato la scadenza naturale del contratto di servizio, fissata a fine 2016. I sindacati di categoria e quelli confederali hanno già incontrato le altre parti coinvolte nella vertenza, ma la situazione non si è sbloccata. «Saranno necessari altri momenti di confronto con i livelli istituzionali e in particolare con la committenza - aggiunge Folletti - quindi Asp, Comune e Regione. Rimettere mano alle tariffe potrebbe richiedere tempi e responsabilità politiche che esulano dal contesto strettamente locale».
Le difficoltà a far quadrare i bilanci sono concentrate in particolare sul territorio ferrarese, «piuttosto esteso (quindi con tempi di spostamento più lunghi), dove forniamo un orario di servizio che va dalle 7 alle 22 di ogni giorno per 365 giorni all’anno - conclude il direttore - Sul totale del tempo complessivo di servizio il tempo-trasporto pesa per il 46%».
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