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«L’opera lirica si ascoltava seduti sotto al campanile»

di ANNARIT BOVA
«L’opera lirica si ascoltava seduti sotto al campanile»

Comacchio, nel teatro cinema Cavour non riesce a entrare più nemmeno la luce Dal film muto al sonoro, dalle sedie di legno alle poltrone: storia di un abbandono

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di ANNARIT BOVA

Era l’ex “Palazzone dei diseredati”. Poi è diventata una sala teatrale e quindi anche cinematografica. Il Cinema Teatro Cavour ha visto un secolo di storia di Comacchio ma da anni, troppi, ha chiuso i battenti e nemmeno la luce può più entrare da porte e finestre: «Abbiamo dovuto murare tutto, ci stavano portando via ogni cosa». A parlare è Teresa Albèri, figlia Luigi, l’ex consigliere comunale che alla fine della guerra regalò a Comacchio, nel cuore del centro storico, un palcoscenico ambito e particolare. Sicuramente bellissimo. «Ero una bambina quando al Cavour arrivavano le grandi compagnie - racconta Teresa Albèri - Ricordo che i biglietti finivano subito, e c’era anche tanta gente che il teatro non poteva permetterselo. Così mio padre chiede e ottenne di mettere degli altoparlanti sul campanile in piazza, così che la gente potesse ascoltare, vivere quelle emozioni a tanti altrimenti non accessibili». Dal film muto al sonoro, dalle sedie di legno alle prime poltroncine, «ma anche il riscaldamento - aggiunge - In tanti, quando gli inverni erano davvero rigidi, trovavano sollievo qui nell’atrio...». L’ingresso principale è stato murato e resta solo un piccola targa a ricordarlo. La percezione degli ampi spazi, dell’imponenza del palcoscenico è data dalla quantità di passi che si fanno per raggiungere l’ultima fila di sedie, così come il piano superiore. Il buio pesto e l’impossibilità di illuminare tutto con le torce danno una visione incompleta di quello che è e che è stato il Teatro Cavour. «Nel 1955 è stato proiettato proprio qui il film “La donna del fiume” interpretato da Sophia Loren e Rick Battaglia girato interamente a Comacchio. Abbiamo ospitato anche importanti stagioni di lirica e di prosa ma poi alla fine degli anni ’70 è sopraggiunto il declino, fino ad arrivare alla chiusura definitiva. La famiglia Albèri lo ha lasciato esattamente come era l’ultima volta in cui il proiettore ha smesso di funzionare e anche la destinazione d’uso non è mai stata mutata. Mentre la signora Teresa apre anche l’ultima porta e mostra il vecchio proiettore custodito sotto una coperta impolverata, la mente inizia a viaggiare. Sarebbe bello poter riaprire il vecchio portone e guardare la fila ordinata di persone lungo il canale in attesa di entrare. Mentre gli altri, sulla seggiola, ascoltano lo spettacolo sotto al campanile.

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