Tra vecchi e nuovi poveri Viale K aiuta 400 persone
Rinaldi, direttore dell’associazione: «Noi siamo come medici, mettiamo cerotti Servono a tamponare l’emorragia sociale prodotta da crisi, droghe, ludopatia»
FERRARA. Bisognerà aspettare settembre perché vengano divulgati i dati sulla povertà a Ferrara, ma intanto giovedì 14 luglio, l'Istat ha reso noti i dati a livello nazionale, relativi al 2015: 4milioni e 598 mila italiani vivono sotto la soglia di povertà. Ad essere maggiorante colpiti, sono gli stranieri, ma anche famiglie italiane con due figli, o persone che hanno un impiego assimilabile a quello di "operaio".
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Nel nostro paese sono in condizioni di povertà assoluta, 1 milione e 582 famiglie, cresce anche il tasso di povertà assoluta nelle giovani coppie e con due figli, arrivando all'8,6 per cento. Qual è la situazione a Ferrara? In attesa di avere dati aggiornati, per avere un quadro delle povertà a Ferrara, al plurale perché ne esistono tante forme, abbiamo chiesto a Raffaele Rinaldi, direttore di Viale K di farci un quadro della situazione, dato che tutti i giorni, ha a che fare con persone indigenti
«Alle classiche vecchie povertà, alle quali siamo abituati, come i clochard, la dipendenza da sostanze psicotrope, l'assenza di un nucleo familiare, i detenuti usciti dal carcere che non riescono a trovare lavoro, se ne aggiungono di nuove, come la ludopatia, o il barbonismo domestico», spiega Rinaldi, cioè persone sole, e che vivono situazioni di degrado in casa. Nella struttura di Viale K, ci sono posti a letto a disposizione per chi ne ha necessità.
Ma chi e quanti sono i frequentatori? «Nella nostra struttura transitano all'anno circa 400 persone in media, più uomini che donne, singoli, adulti, e ospitiamo alcune famiglie. Arrivano anche persone, che pur non essendo ospiti, frequentano la mensa, come gli anziani soli, che hanno una piccola pensione».
A Ferrara - dice sempre Rinalde - manca un censimento dei poveri, mentre servirebbe una mappatura che consenta di sapere quali sono le zone e le persone più povere. «Potrebbe essere uno strumento utile per vedere come si muove la povertà, e sulla quale innestare una politica di uscita dall'indigenza. Noi siamo come medici che mettiamo dei cerotti all'emorragia o trapezisti che mettono il materasso per impedire che chi cade si sfracelli. La povertà ha tante sfumature, è infinita, e serve un percorso di inserimento sociale. Sicuramente la lotta alla povertà non può essere totalmente delegate alle anime buone, ma servono studio, investimenti, politiche ad hoc. L'articolo 3 della Costituzione - cita Rinaldi - parla della lotta alla povertà come di un compito della Repubblica» . In conclusione, Rinaldi spiega che «affrontare la povertà è complesso. Dal 2007 ad oggi si sono aggiunte nuove povertà, e il ceto medio scende. Serve una cultura del servizio e della collaborazione, e finché Marco (vedi articolo a lato) non trova lavoro come custode non uscirà dalla sua condizione. Abbiamo avuto anche casi positivi, come stranieri che sono diventati medici, o altri che hanno un lavoro manuale e si sono fatti una vita»
Veronica Capucci
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