«Ecco l’ultima buona pasta fatta con il nostro grano»
Cia Ferrara ieri l’ha distribuita gratis ai cittadini insieme a un avvertimento «I prezzi bassi mettono in ginocchio i coltivatori locali e nazionali di frumento»
Ieri mattina in piazza Savonarola, sotto un sole cocente, c'erano gli agricoltori della Cia a distribuire pane ai passanti. Pane fatto con il grano di casa nostra, quello che rischia di scomparire vista la grave crisi del settore cerealicolo. I prezzi sono eccessivamente bassi e la messa fuori mercato è a un passo, denunciano i produttori. «Qui dentro - dice Stefano Calderoni, presidente provinciale Cia, indicando il sacchetto con dentro la coppia di pane - c'è il lavoro dei nostri agricoltori, un lavoro che ora non viene adeguatamente valorizzato. Abbiamo scelto di organizzare questa mobilitazione oggi, in concomitanza con la riunione a Roma del tavolo cerealicolo che speriamo possa dare soluzioni a breve».
Tra le misure richieste, il blocco delle importazioni di prodotti agricoli da quei paesi che non salvaguardano la qualità, con tra l'altro la possibilità di penalizzare i consumatori dal punto di vista della sicurezza alimentare, e le misure finalizzate alla stabilizzazione del reddito degli imprenditori, sottoposti alle fluttuazioni di un mercato particolarmente duro da affrontare.
«Oggi è forte il problema degli accordi di filiera che non trasferiscono valore aggiunto in basso: in pratica la differenza di prezzo tra la borsa merci di Bologna e quello praticato dai grandi marchi produttori di pasta è troppo forte» sostiene Calderoni. E anche nelle campagne ferraresi, è il ragionamento, si rischia di lavorare rimettendoci, «fino al punto che agli agricoltori non conviene più produrre grano italiano, paradossalmente è più conveniente lasciare i terreni incolti: si rischia lo sciopero delle coltivazioni».
I produttori hanno voglia di parlare. «Abbiamo una scarsa organizzazione nazionale - racconta Massimo Piva, produttore cerealicolo e risicolo a Jolanda di Savoia -, incapace di un adeguato stoccaggio della merce, perché specie al sud dopo la prima trebbia c'è chi vende sottocosto. E poi c'è la questione dell'importazione selvaggia, da nazioni come Messico e Ucraina: un libero mercato, senza dazi, che finisce per penalizzare noi».
La situazione sta degenerando a una velocità davvero preoccupante: «E' vero che ci stiamo trascinando da un paio d'anni - dice Valerio Parisini, del Gruppo economico cereali della Cia Emilia-Romagna - però ora siamo arrivati a una punta estrema. Non si può continuare con cali del 50% rispetto ai normali prezzi di mercato».
«Anche perché - insiste Parisini - frumenti teneri prodotti quest’anno sono eccellenti e quelli duri molto buoni dal punto di vista della quantità di proteine, caratteristica fondamentale per produrre farine di qualità necessarie per garantire che la pasta italiana rimanga un’eccellenza nel mondo. Ma questa qualità non è premiata da un mercato che della qualità sembra non tenere conto perché si preferisce pagare meno un grano importato di bassa qualità».
Fabio Terminali
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