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Lamborghini Calor addio, entro il 2017 la chiusura

Lamborghini Calor addio, entro il 2017 la chiusura

Nel piano industriale del Gruppo Ferroli tagli di stabilimenti e lavoratori. A Dosso di Sant'Agostino l’assemblea dei dipendenti. Lodi (Fiom): situazione grave

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DOSSO. Ancora diciassette mesi di attività. Poi la Lamborghini Calor sarà destinata alla chiusura. È la doccia fredda arrivata per gli 88 dipendenti dello stabilimento di Dosso, alla presentazione del piano industriale del Gruppo Ferroli (che ha sede a San Bonifacio, nel Veronese), che prevede un forte ridimensionamento occupazionale. Nell'incontro di ieri con le delegazioni sindacali dei territori di Verona, Belluno, Ferrara e Torino, «la direzione aziendale - spiega una nota emessa da Rsu aziendale e Fim Cisl e Fiom Cgil -, nella persona dell’ad Maurizio Prete, ha illustrato il piano industriale del Gruppo Ferroli che prevede un forte ridimensionamento occupazionale. In sostanza gli esuberi pesano per il 50% (600 addetti complessivi)della forza lavoro in Italia. Dal punto di vista industriale il piano prevede la cessione/vendita di alcune attività (fonderie Alano di Piave e San Bonifacio,tutta la logistica e i motori elettrici), l’accorpamento di altre (Lamborghini e Finterm) nonchè lo spostamento dell’intera attività industriale nei soli siti di Villanova, area a nord della statale 11 Verona e Casole d’Elsa».

Dal punto di vista dell’azienda le linee guida del piano industriale operativo vanno a «implementare quanto approvato dal tribunale di Verona a dicembre 2015, che ha consentito di evitare la procedura fallimentare e di godere dei benefici della legge 182 bis. Il piano mira a ricostruire una nuova azienda (con centro focale sempre a San Bonifacio) che avrà un perimetro di attività più contenuto ma sarà molto più competitiva sul mercato». Un piano che per la società è «necessario anche perché, nonostante il riavvio della produzione, le vendite nei primi sei mesi del 2016 sono dimezzate rispetto al 2014, complice una stagnazione sul mercato italiano». Ma si tratta di un piano che le organizzazioni sindacali e le Rsu di tutti i siti produttivi coinvolti «respingono con forza», ritenendolo «inaccettabile viste «le conseguenze sul piano sociale e occupazionale. Ritengono che l’azienda stia percorrendo la strada più facile per risolvere i molti problemi creatisi negli ultimi anni, facendo pagare il prezzo più alto alle lavoratrici e ai lavoratori».

Oggi pomeriggio, 21 luglio, nello stabilimento di Dosso, si svolgerà l’assemblea dei lavoratori durante la quale le organizzazioni sindacali illustreranno il quadro presentato dall’azienda: «La situazione è complicata - spiega Samuele Lodi, segretario provinciale della Fiom Cgil - per un piano industriale che non dà prospettive per lo stabilimento dossese. I lavoratori? L’azienda in parte intende dirottarli a San Bonifacio e in parte li considera esuberi». (al.vin)

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