Un passo avanti contro il mesotelioma
Tre equipe ferraresi individuano proteina che potrebbe aprire la strada all’uso di farmaci sperimentali contro il tumore
FERRARA. Potrebbe essere la chiave per arrivare a conoscere meglio uno dei tumori che oggi non possono essere curati in modo definitivo ricorrendo alla chirurgia o all’impiego dei farmaci. È lo studio condotto da tre equipe di ricercatori di Unife impegnate su un progetto che si propone di individuare una terapia efficace contro il mesotelioma maligno della pleura, neoplasia associata all’esposizione all’amianto.
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Lo studio, eseguito in collaborazione tra i gruppi di ricerca dei professori Francesco Di Virgilio, patologo clinico, Mauro Tognon, esperto di biologia genetica, e di Giorgio Cavallesco, direttore del dipartimento chirurgico del Sant’Anna, è stato pubblicato dalla prestigiosa rivista scientifica “Oncotarget”. L’attività coordinata dei tre gruppi ha permesso di evidenziare l’importanza della proteina cellulare P2X7, che è un recettore di membrana, cioè una struttura biologica individuata come (possibile) bersaglio terapeutico per farmaci innovativi. L’esito dell’esperimento è stato molto soddisfacente per il team formato da una quindicina di ricercatori: si è infatti registrata, come spiegano i tre coordinatori, «la regressione del tumore derivato da cellule umane del mesotelioma maligno della pleura, impiantate nei topi trattati con farmaci sperimentali». In pratica si è partiti dai prelievi di cellule tumorali umane sane e malate, che hanno costituito il fondamento biologico della ricerca.
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Il tessuto è stato messo a disposizione degli altri due gruppi di ricerca dall’equipe chirurgica del prof. Cavallesco. Le cellule, poi, per poter essere trattate ai fini scientifici hanno dovuto essere coltivate, traguardo che viene raggiunto con l’attività di laboratorio. Il pallino della ricerca è quindi passato al pool diretto dal prof. Tognon che ha fornito i tessuti, sani e malati, da consegnare a chi doveva gestire la terza fase del test, che comprende anche lo sviluppo delle possibili terapie sui topi. I tessuti vengono impiantati nei ratti e, impiegando farmaci sperimentali già reperibili, vengono realizzate le prove di efficacia in vivo dopo aver verificato gli effetti della somministrazione in vitro.
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Il terzo passaggio ha consentito di incassare un risultato che si annuncia promettente. Grazie all’individuazione del recettore “sensibile”, obiettivo raggiunto combinando più farmaci e più bersagli per individuare la porta biologica su cui agire, è stata riscontrata la regressione del tumore. «Stiamo parlando di una terapia che è ancora potenziale - commenta il prof. Tognon - ma i risultati sono incoraggianti». Il contributo scientifico non è passato inosservato e ha ricevuto l’attenzione dell’Osservatorio americano “Surviving Mesothelioma”, che gli ha dedicato due diversi commenti. Questi i link: http://www.prweb.com/releases/2016/07/prweb13549629.htm#.V4jiD23kn7c.email
e http://survivingmesothelioma.com/tests-reveal-potential-new-gene-target-for-mesothelioma-therapy/.
Gioele Caccia
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