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È l’ora degli azzerati Operazione rimborsi con molte incognite

È l’ora degli azzerati Operazione rimborsi con molte incognite

Da oggi è disponibile il modulo per richiedere l’80% Dubbi su cointestazioni, calcoli e modalità di richiesta

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Scatta ufficialmente oggi, con la pubblicazione sul sito web di Nuova Carife e delle altre banche del modulo di richiesta d’indennizzo, l’operazione-rimborso degli azzerati del Salva-banche, che riguarda oltre 4mila bondisti della cassa ferrarese. Il tempo in teoria non manca per farsi avanti, in quanto la scadenza delle domande è stata portata al 3 gennaio 2017, e molti troveranno conveniente temporeggiare in attesa dell’uscita delle procedure per l’arbitrato (se si concorre al rimborso, poi non si può ricorrere agli arbitri) e di chiarimenti relativi alle ancor numerose zone d’ombra. Le associazioni dei consumatori e gli studi legali stanno però aspettando l’uscita della modulistica per attivare l’invio massiccio di richieste di documentazione alla banca, la cui task force dedicata al rimborso ha dovuto rispondere fino ad oggi a pochissime domande.

Per la presentazione dell’istanza al Fondo interbancario di tutela dei depositi, che dà diritto al rimborso fino all’80% (resta aperta pure la questione della base di calcolo), bisogna compilare il modulo standard di richiesta dell’indennizzo forfettario, e allagare una serie di documenti da richiedere, in gran parte, alla banca, attraverso una raccomandata A/R. C’è, tra parentesi, una richiesta da parte di Federconsum sulla possibilità di usare anche la posta certificata, alla quale si attende risposta. A lla banca dunque si deve chiedere il contratto di acquisto degli strumenti finanziari subordinati, dei moduli di sottoscrizione o d’ordine di acquisto, dell’attestazione degli ordini eseguiti e di una dichiarazione sulla consistenza del patrimonio mobiliare (fino a un massimo di 100mila euro posseduto a fine 2015, al netto delle obbligazioni delle quattro banche), oppure sull’ammontare del reddito Irpef 2014 (entro i 35mila euro). Quest’ultimo documento «deve comprendere espressa dichiarazione di consapevolezza che chiunque rilasci dichiarazioni mendaci è punito ai sensi del codice penale e delle leggi speciali in materia, ai sensi e per gli effetti dell’art. 46 dpr 445/2000).

Vanno inoltre allegati il documento d’identità e la copia della procura, in caso in cui l’istanza sia presentata al Fitd tramite studi legali o associazioni dei consumatori. Se manca qualche documento sarà il Fondo a richiederlo.

L’invio dell’istanza d’indennizzo può avvenire in due modi. Il primo, che dovrebbe essere attivato a partire da oggi, è il sito web del Fitd (http://www.fitd.it/Home/FDS#), mentre il secondo è la raccomandata a ricevuta di ritorno, a questo indirizzo: c/a Fondo interbancario di tutela dei depositi-Gestione Fondo di solidarietà, oggetto Istanza d’indennizzo forfettario e indirizzo Via del Plebiscito 102, Roma 00186. Gli investitori, è la promessa del Fondo, potranno verificare in ogni momento lo stato della propria pratica accedendo all’Area riservata del sito, c’è anche un’area del sito in cui verranno riportare le domande e richieste di chiarimento ricorrenti. Il Fitd, tuttavia, «non potrà fornire informazioni circa l’entità dell’indennizzo».

Stefano Ciervo

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