Lamborghini Calor, è sciopero
A Dosso lavoratori in assemblea. Martedì presidio contro il piano aziendale che taglia lo stabilimento
DOSSO. Sciopero immediato. E un altro sciopero di otto ore, con presidio, già fissato per martedì.
È l a risposta degli 88 lavoratori della Lamborghini Calor di Dosso al piano industriale presentato mercoledì dal Gruppo Ferroli (che ha sede in provincia di Verona e che ha la titolarità dell’azienda dossese) a sindacati e rappresentanti dei lavoratori. Un piano industriale che prevede di fatto il taglio della fabbrica di Dosso e della metà degli 88 occupati nello stabilimento. L’azienda - che prevede 600 esuberi in Italia e 150 all’estero - parla di cessione o vendita degli stabilimenti a cui rinuncia (entro la metà del 2017), ma di fatto per la Lamborghini Calor si tratta di chiusura.
In virtù della tensione che si è creata già mercoledì sera tra i dipendenti, alle prime notizie notizia di quanto contenuto nel piano industriale, l’assemblea che era in programma ieri pomeriggio è stata anticipata al mattino, con sciopero e presidio. Durante l’assemblea, spiega Samuele Lodi, segretario provinciale Fiom Cgil, «abbiamo riferito la cronaca dell’incontro con i vertici del Gruppo Ferroli. Nessuno si aspettava una “ricetta” così cruda e tutti timori si acuiscono. Per noi il piano industriale proposto è irricevibile e lavoreremo per farlo ritirare e perché venga ripresentato con altre proposte e ridiscusso». Ora l’intenzione è di chiedere l’intervento della Regione Emilia-Romagna, per poter arrivare a discutere il piano industriale Ferroli al ministero, visto che riguarda diverse regioni e province. In questo senso c’è già una prima forte presa di posizione al fianco dei lavoratori: Paolo Calvano e Marcella Zappaterra, consiglieri regionali del Pd, presenteranno a riguardo un’interrogazione urgente alla giunta. «Considerate le dimensioni del gruppo a cui fa capo la Lamborghini Calor - spiegano Calvano e Zappaterra - abbiamo ritenuto opportuno rivolgerci alla giunta regionale per chiedere se l’Emilia-Romagna possa farsi carico della questione e sollecitare il governo ad attivare un tavolo di crisi nazionale».
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