San Nicolò, la chiesa ferita dal sisma restituita al paese
Il vescovo Negri alla messa della riapertura: vivete con fede Don Stefano: tanto è stato fatto ma tanto ancora c’è da fare
Per oltre 4 anni, la chiesa di San Nicolò è rimasta vuota, buia, inutilizzabile. Il terremoto del maggio 2012 l’ha rese invalicabile. Ieri, durante la messa delle ore 11, con la presenza di Luigi Negri, arcivescovo della diocesi di Ferrara-Comacchio, il parroco don Stefano, ha ridato luce riaccendendo le candele, ha riportato l’acqua santa, il coro è tornato a cantare generando emozioni ed inoltre, è stata nuovamente chiusa la porticina del tabernacolo. Una cerimonia sentita, seguita con partecipazione e alla quale hanno partecipato tante persone provenienti anche da Benvignante, Monestirolo, parrocchie guidate da don Stefano. Lo stesso parroco, rivolgendosi ai presenti e fra questi il sindaco Antonio Fiorentini accompagnato dalla moglie Marcella, ha tenuto a puntualizzare che se non ci fossero state le due sagre, quella della patata e dell’uva, «la nostra chiesa sarebbe crollata. Grazie a loro - ha detto -, al sindaco, al consiglio di partecipazione (era presente il presidente Enrico Gamberoni, che ha concesso l’utilizzo della saletta civica come fosse una piccola chiesa, ndr) abbiamo eseguito tanti lavori soprattutto il tetto». Riassunti poi i suoi nove anni alla guida della parrocchia, don Stefano (sfollato in un mini appartamento) si è rivolto ai suoi parrocchiani con un appello, quello di essere «fiduciosi perché l’unione fa la forza. Noi - ha aggiunto - ci abbiamo creduto in questi lavori e ancora c’è molto da fare quindi, crediamoci ma senza parlare dietro alle spalle».
L’arcivescovo Negri ha salutato con grande trasporto la riapertura della chiesa. «Ora potete ricominciare a frequentare la messa nel luogo sacro, di cultura e di arte». «Con la riapertura della chiesa - ha proseguito - è importante che si rinnovino le coscienze non solo nei fatti ma nei cuori e con intelligenza». Soffermandosi poi sul concetto di fede, ha ricordato che «una vita senza fede è una vita falsa». Al termine della cerimonia, dopo che don Stefano ha ringraziato tutti compresa la sua famiglia, monisgnor Negri gli ha riconfermato la sua incondizionata stima per quanto ha fatto dicendo che don Stefano «non è un prete buono ma buonissimo». «Vivete fino in fondo l’essere chiesa ed essere famiglia con i fatti» è stato l’ultimo appello dell’arcivescovo.
Giorgio Carnaroli
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