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Capanni sullo Scanno Un tradizione centenaria

Capanni sullo Scanno Un tradizione centenaria

Goro, dal mese di giugno intere famiglie si trasferiscono nelle “villette al mare” Si arriva solo in barca e da qualche anno il tutto è stato regolamentato

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GORO. Dopo che il Corpo Forestale dello Stato, nei giorni scorsi, ha sottoposto a sequestro alcuni capanni allestiti abusivamente in un tratto dello scanno di Goro, che insiste sull’area perimetrale del Parco del Delta, è scattata una notizia di reato penale alla Procura della Repubblica. Va tuttavia compiuto un distinguo, perché i capanni rappresentano una autentica tradizione gorese, che in passato connotava uno stile di vita legato alla pesca, oggi tramandato dalla Pro Loco in un’ottica di fruizione ricreativa. Come spiegato dall’Ufficio locale marittimo di Goro, l’area in cui sono stati attuati i sequestri, quella di Gorino, ricade in piena riserva naturale, adibita al ripopolamento delle specie protette dell’avifauna locale. Una seconda area invece, più a ovest, prospiciente Il Lido di Volano, di pre-Parco, è gestita dalla Pro Loco di Goro, mediante concessioni di durata stagionale, finalizzate alla costruzione e all’utilizzo di capanni in legno. «Tutti gli anni – spiega Andrea Ricci, presidente della Pro Loco – otteniamo la concessione temporanea di un’area dello scanno da giugno, sino a fine stagione. Non confondiamola però con l’altra area che si trova in area Parco, dove sono stati fatti i sequestri. Là non possono essere rilasciate concessioni». La Pro Loco locale è dunque incaricata di gestire un’ottantina di concessioni rilasciate dal Comune di Goro, in forza delle quali ciascun concessionario dovrà impegnarsi a costruire, usare e smantellare completamente il capanno dopo il 15 settembre. «Per poter costruire un capanno regolare – prosegue Andrea Ricci – è necessario iscriversi alla pro Loco, ma per diventare soci non è necessario il requisito della residenza. Naturalmente devono essere rispettate leggi e regolamenti locali». Coloro che si concedono una gita in barca all’Isola dell’amore, come meglio è conosciuto lo scannone di Goro, si possono imbattere nelle caratteristiche costruzioni in legno e canne, un tempo utilizzate dai pescatori come accampamento temporaneo per l’attività di pesca. «La tradizione si è mantenuta – sottolinea Ricci -, ma al giorno d’oggi non si può più pescare.” Durante l’estate l’Isola dell’amore, raggiungibile a bordo di natanti da Goro, Gorino, ma anche dai lidi di Comacchio, si popola di presenze, ma il rispetto di un patrimonio ambientale, entrato di diritto a far parte delle riserve della Biosfera Mab Unesco, dopo il riconoscimento ottenuto nel 2015, impone regole severe. «I concessionari dei capanni – aggiunge Ricci – si impegnano a non lasciare rifiuti in giro, perché qui non ci sono cassonetti e quindi bisogna portarseli a casa. È vietato pescare, andare a vongole e anche se l’area è balneabile, manca il servizio di salvataggio». Annualmente la cartina e l’elenco dei concessionari associati alla Pro Loco vengono aggiornati ma «quest’anno anche per via del maltempo – conclude il presidente della pro Loco -, siamo calati. A fronte degli 80 capanni degli anni scorsi siano ad una sessantina di costruzioni». L’area nella quale famiglie con bambini trascorrono i sabati e le domeniche è sicuramente tranquilla, ma mancano i servizi e le comodità a portata di mano negli stabilimenti balneari.

Katia Romagnoli

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