L’appello del Terzo Settore: così la risorsa perde l’identità
«Chiedere al volontariato di professionalizzarsi significa snaturare il sistema di valori dal quale è nato e che, nella maggior parte dei casi, continua a rappresentare», scrive Chiara Bertolasi,...
«Chiedere al volontariato di professionalizzarsi significa snaturare il sistema di valori dal quale è nato e che, nella maggior parte dei casi, continua a rappresentare», scrive Chiara Bertolasi, portavoce del Forum del Terzo Settore. E la presa di posizione sembra un invito all’Asl e alla Regione a riflettere sull’uso di una “risorsa” che rischia di perdere la sua identità. Per sottolineare il concetto il Forum esprime «piena solidarietà ai lavoratori di Cidas» e «preoccupazione che le polemiche in corso per il "caso ambulanze" gettino un'ombra sul valore del volontariato». Si tratta di un patrimonio sociale che in provincia conta circa 300 associazioni e, «come le altre organizzazioni del Terzo Settore (associazionismo di promozione e cooperazione sociale), sono storicamente nate per attuare quel dovere di solidarietà che non poteva interamente essere delegato allo Stato». Il valore etico del volontariato si richiama ai concetti di «dono» e «gratuità» che si collocano fuori dal recinto dell’economia di mercato. «Grazie al volontariato il concetto di scambio può essere concepito anche all'interno di logiche di tipo non economico», aggiunge Bertolasi. Ed è questo il valore che noi rivendichiamo per il volontariato. La responsabilità di tutti i soggetti della società civile è quella di adoperarsi ed operare perché il volontariato mantenga la sua vocazione e continui a svolgere la funzione di supportare ed arricchire il lavoro professionale, senza mai sostituirlo, pena la perdita della propria identità. Privi di un volontariato così inteso - questa la conclusione - saremo tutti più poveri e non perché risparmiamo di meno».
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