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Profughi, Ferrara satura: si cercano nuove case

di Marcello Pradarelli
Profughi, Ferrara satura: si cercano nuove case

Tagliani si associa all’allarme di altri sindaci Pd dell’Emilia Romagna. L’appello al governo: tutte le Regioni e i Comuni facciano il loro dovere

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FERRARA. A chi fa il proprio dovere nell’accoglienza dei profughi rispettando sia le leggi dello Stato che quelle dettate dalla coscienza si chiede di fare ancora di più. Poi finisce che la corda di spezza. A marzo uno strattone alla corda l’aveva dato il sindaco Tagliani per avvertire la Prefettura che il Comune di Ferrara era disposto a stare al di sopra della quota di profughi che gli spetta in base al criterio della popolazione, ma non a sobbarcarseli tutti mentre altri Comuni fanno spallucce.

Lo squilibrio tra quote assegnate e quote effettive non è solo all’interno della Provincia di Ferrara, riguarda anche le ripartizioni fra le Regioni. A sollevare il problema sono i sindaci Pd di diverse città dell’Emilia Romagna, che anzichè con i rispettivi prefetti, hanno rivolto le loro lamentale direttamente al governo Renzi. Il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli (vedi la Repubblica di domenica 31 luglio) ha scritto al ministro Alfano: «Occorre garantire un equilibrio nazionale e regionale delle quote di assegnazione che tenga conto di realtà come la nostra che hanno già fatto ampiamente la propria parte e sono arrivate al limite delle capacità di accoglienza». Sulla stessa linea sono i sindaci di Ravenna (Michele De Pascale parla anche di «egoismi da parte di altre città»), di Reggio Emilia e l’assessore al welfare di Bologna Luca Rizzo Nervo.

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Tiziano Tagliani è lapidario: «Mi associo alle richieste dei colleghi, Ferrara è senz’altro fra le città che stanno facendo più che ampiamente il loro dovere». Se Muzzarelli gli avesse sottoposto la lettera da spedire ad Alfano l’avrebbe firmata quasi ad occhi chiusi. La città di Ferrara dà accoglienza ad almeno doppio dei profughi che le quote gli assegnano. E la situazione non sta migliorando. Il perché lo spiega l’assessore Chiara Sapigni: «Da un lato continuano gli arrivi dal Canale di Sicilia, dall’altro la commissione di Bologna è sempre più orientata al diniego del riconoscimento a molti profughi dello status di rifugiati per ragioni umanitarie».

La protezione internazionale viene accordata per pericolo di vita legata alla guerra, a persecuzioni politiche, ma anche quando il ritorno in patria mette a repentaglio la vita del profugo perché mancano le condizioni materiali per sperare di sopravvivere. Proprio quest’ultima misura umanitaria era in auge fino a poco tempo fa; ora la Commissione ha cambiato metro di giudizio e la accorda con parsimonia.

La maggiore severità ha però una conseguenza. Chi si vede rifiutato lo status di rifugiato - e vede allontanarsi la possibilità di ottenere il permesso di soggiorno - presenta ricorso al Tar e finché la giustizia amministrativa non ha fatto il suo corso, il profugo resta nella struttura di accoglienza. «Fino a pochi mesi fa avevamo un certo ricambio, c’erano nuovi arrivi e c’erano le uscite di chi aveva ottenuto il permesso di soggiorno, ora il turn over è bloccato e le strutture di accoglienza sono sature perchè non si liberano più posti».

Per affrontare questa emergenza dell’emergenza c’è solo una possibilità: reperire nuovi appartamenti. «Stiamo cercando nuova accoglienza in tutta la provincia - dice la Sapigni - e su tutti facessero la loro parte sarebbe più semplice affrontare i problemi. A Mesola e a Goro, ma anche a Lagosanto, sono mesi che cerchiamo senza risultato degli alloggi disponibili, ma a volte non hanno le caratteristiche per l’accoglienza, servono dotazioni minime di spazio e impianti in regola, a volte sono i proprietari degli alloggi sfitti che non vogliono metterli a disposizione» (l’affitto per l’eventuale accoglienza viene pagato dallo Stato al proprietario dell’immobile) . L’alternativa è la requisizione degli alloggi sfitti, provvedimento che dovrebbe essere disposto dalla Prefettura. Ma tutti, dal prefetto Michele Tortora in giù, scartano questa possibilità «Atti d’imperio come le requisizioni non sono auspicabili - dice Sapigni - continuiamo perciò a cercare alloggi in tutti i Comuni, ma che fatica»

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