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Alessandra, fiore reciso nel giorno del compleanno

Alessandra, fiore reciso nel giorno del compleanno

Una folla al Perpetuo Soccorso per i funerali della giovane morta di meningite La mamma ricorda la sua bambina che amava correre, colorare e studiare

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È stato un commiato pieno di gigli e rose quello ad Alessandra Covezzi, la ragazza di 24 anni morta per una meningite fulminante martedì scorso. Quando muore una persona così giovane, anche il suo funerale è colmo di giovinezza ferita: un dolore muto e composto, interrotto solo da qualche singhiozzo sommesso, ha riempito ieri la chiesa del Perpetuo soccorso, dove i tanti amici e i colleghi di Alessandra si sono stretti attorno ai familiari: il papà Massimo, dirigente di Basell, la mamma, il fratello Gianluca e la sorella Federica. Un lutto innaturale, al punto da spingere il vescovo Luigi Negri quasi a protestare «per il modo crudele in cui Alessandra è stata strappata ai suoi cari e al suo futuro». «Parlando ad Auschwitz - ha continuato il vescovo - Papa Francesco si è chiesto: “Dov’è Dio se nel mondo c’è il male?”. Ecco, non credo che sia peregrino ripetere questa domanda di fronte a una perdita così crudele». Ma pur spietata, ha aggiunto subito, «questa morte mantiene intatti i contenuti della cristianità, e questa sfortunata ragazza continuerà a vivere in Dio e in noi». Nella sua omelia, don Lino ha poi ricordato, con San Giovanni Apostolo, «che solo chi è egoista e chi odia è veramente morto, chi ama vivrà per sempre»

Alessandra aveva conseguito la laurea triennale in chimica a Ferrara e stava seguendo gli studi magistrali alla Statale di Milano. Aveva appena saputo di aver superato il concorso di dottorato quando in poche ore il meningococco C se l’è portata via, nel giorno del suo compleanno: «Il 26 luglio è stato il giorno del suo destino», ha scritto la mamma di Alessandra, affidando a un’amica la lettura del suo messaggio pieno d’amore alla figlia.

Un messaggio che ha restituito l’immagine di una bambina che più di ogni altra cosa amava correre a perdifiato, che fin da piccola all’asilo e poi alle scuole di Sant’Antonio aveva dimostrato passione per lo studio, volontà e grande determinazione; una bimba che giocava con i colori, e riempiva i suoi quaderni di fiori, farfalle e soli splendenti.

Le suore, ha ricordato ancora la mamma, organizzavano sempre la recita di fine anno, ma ad Alessandra non piaceva cantare, non le piaceva proprio esibirsi, e anche da grande aveva mantenuto una naturale riservatezza. La sua vita, ha continuato l’amica dal pulpito con voce incrinata, è finita troppo in fretta, ma sono stati 24 anni intensi perché lei ha saputo riempirli di tanti obiettivi raggiunti, di tanti sogni realizzati. Alessandra come uno dei tanti fiori che cercavano di consolare quella chiesa traboccante di incredula tristezza: belli, colorati, ricchi di grazia, recisi.

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