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via libera dal senato

La guerra al caporalato è quasi legge

Bertuzzi (Pd): «Basta con questo sistema criminoso, avanti con la buona agricoltura»

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Il contrasto al caporalato è quasi legge. Dopo il voto del Senato (190 sì, 32 astenuti, nessun voto contrario) è previsto un passaggio veloce alla Camera per la definitiva approvazione. A Palazzo Madama è stata la senatrice ferrarese Maria Teresa Bertuzzi, capogruppo Pd in commissione Agricoltura, a intervenire per la dichiarazione finale di voto: «Dotiamo di nuovi ed efficaci strumenti il contrasto allo sfruttamento della manodopera e del lavoro nero in agricoltura. Con la riscrittura dell’articolo 603 bis del codice penale non si punisce più solo il “caporale” che recluta i lavoratori, ma si attribuisce una responsabilità anche alle imprese che impiegano manodopera in condizioni di sfruttamento. L’obiettivo è creare delle falle profonde all’interno di questo sistema criminoso del caporalato».

Il caporalato è un fenomeno nazionale. Gli ultimi dati rilevati dalla Cgil parlano di 400mila casi in tutta Italia, di questi 100mila arrivano alle forme più gravi di sfruttamento, e riguardano 8 distretti agroalimentari del paese. Confagricoltura contesta i dati; secondo l'associazione, dai dati Inps e Istat emerge invece che i lavoratori regolarmente denunciati siano 450mila, e che le aziende agricole non in regola, il 52,24%, rilevate dal Ministero del Lavoro nel 2015 , sia inferiore alla media generale.

Alla senatrice Bertuzzi chiediamo alcune delucidazioni sulla legge quasi in porto: «Innanzitutto, la nota positiva è che in Italia ci sono tante imprese per bene, che affrontano un mercato difficile con serietà, e questa è l'agricoltura che rappresenta l'agroalimentare italiano. Poi c'è una fetta che dobbiamo far emergere e combattere. Gli aspetti della contraffazione e del lavoro illegale stanno emergendo perché sono aumentati i controlli. Solo quest'anno sono stati 59mila i controlli nelle aziende». La senatrice spiega che la norma anti-caporalato ha due capisaldi: «L’articolo 1 che riscrive il reato di caporalato. Reato che già c'era dal 2012, ma che di fatto era inefficace, perché richiedeva per essere considerato tale, la contemporaneità di tanti elementi, come sfruttamento, sicurezza sul lavoro, violenza, e altri, per cui era inapplicabile. Abbiamo riscritto l'articolo togliendo la contemporaneità delle situazioni, ora il responsabile è chi utilizza il lavoratore in maniera illecita. È previsto il carcere fino a 8 anni, oltre a sanzioni amministrative, e alla confisca dei beni. È previsto anche un controllo giudiziario, per cui quando il giudice delle indagini preliminari ravvisa condizioni di sfruttamento, affianca un amministratore parallelo all'imprenditore, per evitare la perdita di posti di lavoro». L’articolo 6 istituisce «la rete territoriale del lavoro di qualità» per la prevenzione e il controllo delle condizioni di lavoro delle aziende agricole». (v.c.)

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