Conigli uccisi a pugni e le carcasse usate come un sacco da pugilato
Le testimonianze delle vittime: i perseguitati di via Rambaldi raccontano le loro storie, tutti accomunati in un unico lungo racconto di sopraffazioni che durano anni
FERRARA. E ci mettono la faccia, apertamente, i perseguitati di via Rambaldi. Ognuno con un pezzo di storia da testimoniare, tutti accomunati in un unico lungo racconto di sopraffazioni, come hanno spiegato tutti insieme nella redazione della “Nuova Ferrara”. Stati ansiosi, insonnia, inappetenza e cure con farmaci calmanti sono il corollario di questo incubo che sembra non avere fine, scatenato da un contrasto nato su un allevamento abusivo e poi degenerato oltre ogni immaginazione.
I polli in cortile. «Questi nostri vicini tenevano in giardino un vero e proprio allevamento di polli illegale, con sporcizia ovunque» racconta una dei residenti. Da qui la decisione di segnalare il tutto al Comune, per poi scoprire di aver firmato la propria condanna. «Qualcuno ha dato accesso agli atti alla moglie dei vicino - prosegue - così il mio nome, che doveva rimanere riservato a mia tutela, è stato dato in pasto ai vicini, e da allora sono oggetto del loro odio implacabile. Mi sono sentita abbandonata da quelle stesse istituzioni che mi dovevano difendere».
Gatto prigioniero. In un altro caso i rapporti si sono incattiviti a causa di alcuni colpi di carabina sparati ai gatti. Denuncia, processo, condanna nel 2011 per quegli spari sconsiderati. E poi una persecuzione infinita. Ad andarci di mezzo, interviene preoccupata un’altra residente, ci è andato pure il gatto che veniva accudito un po’ da tutta la strada e che trovava spesso rifugio nel cortile di una signora, in una cuccia allestita per i randagi. Fino alla notte del 17 giugno scorso, quando un’altra vicina ha visto moglie e figlio entrare nella proprietà della signora e agguantare il micio, che da allora è sparito. «Da un mese e mezzo quella povera bestia è rinchiusa in uno sgabuzzino, al buio, lo sentiamo miagolare disperato e non possiamo fare nulla. E intanto quell’uomo ogni volta che mi vede mi fa il verso del gatto, “miao miao”, mentre il figlio mi urla parole offensive, insulti tremendi.
Musica alta. Dalle parole si è anche passati ai fatti, come si legge nelle denunce: «A seguito di un’aggressione ho avuto 22 giorni di malattia», scrive una donna. E la sua denuncia è finita nel mucchio, slegata dal quadro d’insieme. La musica alta a ogni ora, unita a continui spostamenti di mobili e ferraglia «ci impediscono, anche in casa, le più normali attività che richiedono un minimo di concentrazione».
Sega elettrica. In un’altra occasione una donna è stata minacciata con una sega elettrica. E poi l’orrore degli «animali da cortile appena sgozzati che dopo una morte lenta venivano eviscerati, appesi in via Rambaldi e con le carcasse il figlio minorenne giocava a boxe. Parte di queste scene sono state però catturate in un filmato che potrà essere messo a disposizione degli inquirenti.
I filmati. Una prova preziosa, generata paradossalmente proprio da una denuncia sporta questa volta dai vicini-stalker contro un’altra famiglia. Riguardava la costruzione di una veranda, che i proprietari pensavano si potesse realizzare senza permesso, in quanto bio-edilizia. A fronte della richiesta di un decreto penale di condanna, la coppia aveva subito provveduto a sanare l’abuso, e proprio alcuni operai addetti ai lavori di ripristino, assistendo allibiti ad alcune tremende angherie, hanno filmato tutto con il telefonino, realizzando quattro video.
Allah Akbar. L’ultimo capitolo ha visto lo stalking virare assurdamente verso l’attualità: il figlio, ancora minorenne, di recente ha cominciato a condire insulti e minacce al grido di “Allah Akbar”. «In Inghilterra - ha proclamato - mi hanno istruito bene e vi ammazzerò tutti». Di certo per i residenti di via Rambaldi è una lenta agonia, una non vita costellata da ansiolici, notti insonni, perdita di appetito, angoscia profonda e senso di abbandono. C’è chi si è arreso, e alla fine ha traslocato. Altri si sono sentiti rispondere che l’unico consiglio valido è quello di vendere casa.
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