«Napoli non ce l’ha con Comacchio sul prestito reperti»
La promotrice della petizione online anti accordo «Noi partenopei dobbiamo valorizzare la cultura anche in loco»
COMACCHIO. «Non ce l’ho certo con Comacchio. E sono favorevole a mostre dei reperti napoletani, ma temporanee, e che non vadano a intaccare le collezioni. Però bisogna che Napoli sappia valorizzare la propria cultura anche sul suo territorio».
Parla chiaro la giornalista napoletana Barbara Giardiello, che è promotrice della petizione che è stata lanciata sulla rete per fare chiarezza sui reperti archeologici di Pompei che saranno prestati a Comacchio, in virtù dell’accordo operativo tra il Comune lagunare e il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Nessuna intenzione di polemizzare con quanto sta facendo Comacchio («che anzi, con quel protocollo ha fatto un buon lavoro») nè di svolgere un ruolo di opposizione nei confronti del direttore del museo napoletano, «ma piuttosto - spiega la giornalista - di vigilare su quella che è stata una decisione presa che però per lungo tempo è stata avvolta “dall’oscurità”. Insomma far conoscere bene, anche al pubblico, quello che è stato un accordo ritenuto anomalo». Comacchio, continua Giardiello, «sicuramente trarrà benefici dall’accordo con il Mann, mentre sono meno chiari i benefici che potrà avere da questo punto di vista il Museo nazionale archeologico di Napoli. Poi, seppure saranno concessi reperti archeologici che sono contenuti nei depositi, ancora non si sa quanti e quali saranno, ne come questi reperti saranno scelti». Resta il fatto che, come sottolinea Giardiello, il problema di fondo resta quello che «è giusto che i nostri beni archeologici girino, ma è altrettanto giusto che Napoli sia in grado di valorizzare in loco il proprio patrimonio. Creando musei e poli museali si possono creare sviluppo, turismo cultura della cultura».
Ma c’è anche un dubbio sul tavolo del confronto (mentre è stato annunciato per oggi a Napoli un flash mob sulla vicenda): Comacchio si è candidata a essere capitale della cultura, quindi la domanda che circola in ambienti culturali napoletani e se non la si intenda in questo modo favorire nella sua corsa. (al.vin)
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