Da febbraio è affidato a un curatore giudiziario
Una villa, un contratto di affitto, un preliminare di vendita fallito, uno sfratto esecutivo, un pignoramento, una convenzione azzardata e tanto lavoro per gli avvocati. È intricata, la vicenda...
Una villa, un contratto di affitto, un preliminare di vendita fallito, uno sfratto esecutivo, un pignoramento, una convenzione azzardata e tanto lavoro per gli avvocati. È intricata, la vicenda attorno a Villa Modoni, un bellissimo palazzo Ottocentesco già adibito ad agriturismo. A districarla, ci aiutano gli avvocati Carlotta Occari e Barbara Simoni, legali della società “Le Robinie” proprietaria di parte dell’edificio, un tempo occupato dall’agriturismo “La locanda della Luna”, chiuso alcuni anni fa. Nel 2014 la società “Le Robinie” affitta la sua porzione di villa a un’altra società, la Global Business Service, di cui è titolare una coppia, marito e moglie. Il contratto d’affitto, registrato il 12 agosto 2014, prevedeva il divieto di subaffitto e cessione, salvo il consenso scritto del proprietario. In realtà la Global Business Service aveva manifestato l’intenzione di comprare l’immobile, al punto da stipulare un preliminare di vendita, ma la continua morosità degli inquilini-aspiranti acquirenti aveva non solo fatto decadere il preliminare di vendita, ma innescato anche una causa civile culminata in una sentenza di sfratto da parte del giudice. La vicenda si è ulteriormente ingarbugliata a causa di alcune difficoltà economiche dei proprietari (ovvero “Le Robinie”), che hanno determinato prima il pignoramento della villa a fine 2015 e alla nomina, nel febbraio di quest’anno, di un curatore giudiziario, diventato dunque l’unico soggetto con il diritto di disporre del bene immobile. Nel frattempo, però, come ripercorre anche Camelot nella sua nota «La società Global Business Service s.r.l., in qualità di conduttrice dell'attività commerciale ricreativa-locanda presso lo stabile denominato "Villa Modoni" sito in Ferrara Frazione Gaibanella, Via Ravenna, 571/5, sapendo che Camelot era alla ricerca di posti letto per ospitare cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale, ha preso contatto con la cooperativa proponendo la possibilità di concedere l'uso di alcune stanze della struttura». E arriviamo quindi alla contestata convenzione, che non avrebbe dovuto realizzarsi in nessun caso: perché lo vietava il contratto di affitto tra “Le Robinie” e la “Global Service”; e poi perché l’immobile era sotto pignoramento e per ogni disposizione era indispensabile l’autorizzazione del curatore giudiziario.
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