Profughi, indietro tutta: villa Modoni è pignorata
Colpo di scena all’incontro. Il proprietario: la convenzione è stata stipulata dagli inquilini già sfrattati. Camelot si difende: non sapevamo nulla. Tagliani: dico no al rinnovo della concessione Prefettura-Asp
FERRARA. Si annunciava certo una serata difficile. Spiegare a una piccola comunità l’arrivo di una trentina di profughi da ospitare nella Villa Modoni Ravalli di Gaibanella voleva dire mettere in conto un prevedibile corollario di obiezioni e malumori. Ma quella di mercoledì a Gaibanella, per l’assessore Chiara Sapigni, è stata molto di più di una serata critica. Perché nel bel mezzo di un botta e risposta sull’opportunità di definire “invasione” i rifugiati accolti in Italia, un colpo di scena ha scompaginato il tema della serata e innescato un terremoto politico il cui effetto-domino è ancora tutto da definire.
È successo che il proprietario dell’immobile, agitando e sbattendo sul tavolo i documenti che aveva portato con sè, ha annunciato che in quella villa non può essere ospitato proprio nessuno, perché sono stati gli affittuari - peraltro sfrattati - a proporre senza alcun diritto a Camelot la convenzione per l’utilizzo della villa, peraltro da mesi pignorata e sotto custodia giudiziaria. Insomma, un immenso pasticcio che ha travolto l’assessore, sommersa da una pioggia di proteste alimentata da un gruppo di esponenti leghisti (Nicola Lodi in testa) e di Casa Pound. Ne è seguito un cortocircuito politico-istituzionale la cui eco è destinata a propagarsi ben oltre quella tumultuosa assemblea. «Verificherò», ha balbettato l’assessore, aprendo così il gioco del sotto a chi tocca.
Chi doveva verificare che tutto fosse in regola? Dove, in che punto della procedura è stato commesso il peccato di superficialità, leggerezza, ingenuità, pressapochismo? Nessuna dichiarazione, ieri, dall’assessore. Nessuno presente in sede, tra i dirigenti Asp. Camelot prende tempo, e poi invia una nota in cui conferma di aver sottoscritto una convenzione con la società Global Business Service (gli affittuari sfrattati dalla villa, ndr) per la fornitura di sei stanze destinate a richiedenti asilo, dichiara non sapere nulla del pasticciaccio («non siamo a conoscenza delle vicende emerse nell’incontro») e si dice pronta a «valutare gli eventuali risvolti della vicenda qualora vi fossero situazioni che possano in qualche modo inficiare la convenzione».
Sì, ma chi doveva controllare? Chi non l’ha fatto? Tanto più che sia il contratto di locazione che proibiva il subaffitto, sia l’atto di pignoramento dell’immobile sono documenti pubblici, facilmente consultabili. Domande che per primo avrà posto, in un confronto tra le parti in causa, il sindaco Tagliani. Un confronto da cui è uscito furibondo, se alla fine ha buttato fuori un comunicato in cui, dopo aver stigmatizzato “l’agguato” «coordinata tra Casa Pound e leghisti pervenuti da tutta la Provincia ha consentito di dare sfogo all’intero peggiore repertorio contro l’accoglienza, nella incapacità delle forze dell‘ordine di assicurare il confronto democratico», dichiara che, di fatto, per il servizio di accoglienza profughi il Comune è arrivato al capolinea e che la concessione della prefettura all’Asp, valida ancora per pochi mesi, non sarà rinnovata: «La città di Ferrara ha già fatto la propria parte, al 31 dicembre 2016 scade la concessione della Prefettura all’Asp per la organizzazione del servizio e a mio avviso non ci sono le condizioni per un rinnovo, ormai è chiaro che chi fa il proprio dovere passa per buonista o ancor peggio per servo di interessi economici, la verità è che otto comuni della Provincia di Ferrara non accolgono nessuno e se ne fanno un vanto politico. È dunque venuto il tempo di resettare a zero gli accordi e ricominciare daccapo».
Intanto nel pomeriggio un furgone di una ditta di Codigoro, su disposizione di Camelot, porta a Gaibanella materassi e reti: prima lo fermano alcuni leghisti, poi intervengono le forze dell’ordine, per motivi di ordine pubblico, a farlo tornare indietro. La Lega canta vittoria, il consigliere regionale Alan Fabbri chiama il prefetto per sdegnarsi. Gli risponde a distanza il segretario provinciale del Pd Luigi Vitellio: «Gli Amministratori che rispondono ai loro obblighi istituzionali non possono sistematicamente compensare alle mancanze dei Sindaci che si vantano di non accogliere la propria parte di richiedenti asilo, calpestando impunemente i loro doveri».
Ma è altrettanto vero, aggiunge, che ora è «necessario un chiarimento da parte di Coop Camelot, visto il disaccordo emerso tra proprietario dell'immobile e gestore. Finché tutto non sarà chiarito, va sospesa qualunque ipotesi di accoglienza in quella sede».
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