«Profughi, se i Comuni non collaborano agiremo nell'emergenza»
Il prefetto Tortora: «Anche le amministrazioni che finora non hanno partecipato all'accoglienza potrebbero essere chiamate a dare ospitalità ai richiedenti asilo, anche in tendopoli o in caserme dismesse»
FERRARA. Sull'accoglienza dei profughi è arrivato il momento di agire con responsabilità da parte di tutti, a partire dai Comuni. L'appello del prefetto Michele Tortora è chiaro e tagliente nella conferenza stampa convocata all’indomani del pasticciaccio brutto di Gaibanella. E assomiglia anche a un preavviso di diffida rivolto a chi fino ad oggi si è trincerato dietro alle più diverse giustificazioni per smarcarsi dal «dovere» di accogliere i profughi. «L'Asp di Ferrara potrebbe non rinnovare la convenzione con la prefettura, anche se mi auguro che sia possibile un ripensamento da parte del Comune - ha dichiarato il prefetto questa mattina (5 agosto) - Lo scenario successivo? È la gestione dell'emergenza, senza possibilità di programmazione. Perché noi non possiamo rifiutare l'accoglienza ai richiedenti asilo. L'input parte dal ministero dell’Interno e passa attraverso accordi assunti nella Conferenza Stato-Regioni. Ad ogni Regione viene assegnata una quota-parte di rifugiati e anche a ogni provincia: a Ferrara spetta il 7,3% del totale regionale, un dato che non conta la popolazione dell’area del sisma (quindi più basso del “peso” demografico dell’intera provincia). Il numero assoluto di ingressi varia in base agli arrivi complessivi, possono essere 600, ma diventare mille o più. Noi non possiamo rimandarli indietro, quindi dobbiamo trovare un sistemazione dove è possibile. E a questo punto anche i Comuni del "cratere" potrebbero rientrare tra i siti utili».
Non sembrano soluzioni ottimali, però - ha commentato Tortora - l'allestimento di tendopoli o l'utilizzo di caserme dismesse, «come è avvenuto in altri comuni italiani. La scelta a Ferrara è stata di distribuire i profughi sul territorio in 45 piccole residenze per evitare gravi disagi concentrati in singoli luoghi, risultato fino ad oggi conseguito perché non risultano aggressioni, scontri violenti o altri reati legati alla gestione di questo servizio. Quelle strutture un domani potrebbero sorgere anche vicino a piccoli centri. E lasciatemi dire che trovo ridicola qualsiasi idea che ipotizza reticolati attorno alle città per impedire l'accesso ai profughi».
Un messaggio che pare diretto anche a chi della battaglia contro gli immigrati sta facendo la sua bandiera. Neanche comuni come Bondeno, Mirabello o Sant'Agostino potranno opporsi, ha fatto capire il prefetto, «se dovremo affrontare una situazione di accoglienza con la logica dell'emergenza». Da qui l'appello alla collaborazione da parte di tutti i Comuni per evitare soluzioni d'imperio legate alla «necessità inderogabile di sistemare le persone che arrivano sul territorio, non tutte da zone di guerra, e hanno diritto ad essere assistite come prevedono le leggi dello Stato fino a quando la Commissione per i richiedenti asilo (la più vicina a Ferrara è Bologna) esprime il suo giudizio». E chi non rispetta le regole? «Può essere espulso - ha risposto il prefetto - in alcuni casi è successo».
In provincia, dato di giovedì - ha precisato il prefetto - soggiornano 685 richiedenti asilo. Se l'annosa convenzione con Asp salterà a fine 2016, come preannunciato dal sindaco Tiziano Tagliani, la prefettura «dovrà bandire una gara a evidenza pubblica rivolta a chi intende mettere a disposizione beni immobili per i rifugiati. E poi affidare la gestione ordinaria del servizio a un operatore professionale». Il sindaco Tagliani, ha proseguito il prefetto, «ha sollevato un problema reale, perché dei 685 profughi ospitati in questa provincia quasi 400 si trovano sul territorio del capoluogo. Se il Comune di Ferrara si disimpegna sarà un grosso problema per la prefettura gestire questo servizio con le modalità in uso fino ad oggi, modalità che hanno consentito di ridurre al minimo attriti e disagi e di organizzare una gestione civile».
Sul caso-Gaibanella «bisognerà approfondire gli aspetti tecnici sulla disponibilità dell'immobile al centro del contenzioso e sui problemi che sono emersi nel corso dell'incontro pubblico, ma non ci sarà un'istruttoria amministrativa condotta dalla prefettura». Infine le parole del sindaco sul mancato intervento delle forze dell'ordine a tutela dell'assessore Chiara Sapigni a cui - ha lamentato Tagliani - è stato impedito di parlare. «Mi dispiace che in quella circostanza sia emerso un fenomeno di moda negli ultimi tempi che si manifesta impedendo all'interlocutore di esprimere le proprie idee, proposte o valutazioni in un clima di rispetto reciproco - ha dichiarato il prefetto - nel merito però posso dire che le forze dell'ordine non meritano quel giudizio: stanno eseguendo il loro lavoro con spirito di sacrificio e in condizioni molto difficili. Capisco l'amarezza del sindaco, ma cosa avrebbero dovuto fare, cacciare via le persone? C'è stata contestazione, niente altro, e un atteggiamento sbagliato di una parte del pubblico. Si sapeva inoltre che durante l'incontro ci sarebbero state delle proteste». Insomma non c'erano i presupposti per un intervento esterno che "zittisse" il dissenso, legittimo - anche se incivile e rumoroso- in un'assemblea pubblica.
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