Soldi girati in Svizzera sequestrati a Mascellani
Procura, finanza e tribunale congelano 4 milioni di euro scoperti in 2 banche. L’imprenditore indagato per bancarotta fraudolenta per Magazzini Darsena
FERRARA. Hanno seguito i soldi, le tracce che lasciavano. Soldi che da Ferrara partivano, si perdevano in diramazioni e slalom societari, arrivavano in Svizzera in conti d’appoggio a Ginevra, e poi tornavano in Italia, in altre due banche. Quattro milioni di euro che hanno fatto il giro tra Ferrara e la Svizzera dalla metà degli anni 2000 fino ad oggi, soldi riconducibili a Roberto Mascellani, imprenditore ferrarese, ieri uno dei pochi costruttori privati rimasti in piedi a Ferrara, da anni invece in estreme difficoltà finanziarie con le proprie società.
Una colossale distrazione. Hanno seguito soldi e movimenti, procura, finanza e tribunale di Ferrara, e alla fine hanno deciso che quei 4 milioni di euro sono il frutto di una colossale distrazione di beni dalla società Magazzini Darsena spa, di cui Mascellani è amministratore delegato, e fallita nel 2013. Per congelare questi 4 milioni, sottratti- secondo gli inquirenti - a tutti i creditori che ancora oggi vantano diritti nel fallimento, è scattato il sequestro preventivo perchè ritenuti profitto del reato di bancarotta fraudolenta del quale a farne le spese - ribadiscono gli inquirenti - sono i tantissimi creditori di Mascellani che allungano la fila a Ferrara e non solo.
La decisione del gip. Il sequestro è stato deciso dal gip Silvia Marini che ha valutato e selezionato tutti i riscontri raccolti in un anno e mezzo di indagini per bancarotta fraudolenta: nelle venti pagine del decreto di sequestro ha deciso che i 4 milioni di euro scoperti dalla procura (pm Stefano Longhi) e dal Nucleo di polizia tributaria (coordinati dal tenente colonnello Antonino Magro), soldi sonanti, liquiduità, e una marea di titoli, debbono essere congelati anche se l’inchiesta per bancarotta fraudolenta non è ancora finita.
Quel fumus boni iuris. Il giudice ha applicato il principio del “fumus boni iuris” (fumo, cioè apparenza, di buon diritto), valutando che vi erano già di fatto le circostanze giuridiche per far scattare un provvedimento nei confronti di Roberto Mascellani, nel ruolo di ex amministratore delegato della società Magazzini Darsena spa, fallita nel 2013. Mascellani, imprenditore conosciutissimo a Ferrara e non solo, è stato patron del Grande basket in città: nella sua gestione, la squadra, il Basket Club arrivò a giocare in serie A, avendo come sponsor, tra i tanti anche la Carife. Altri tempi, sia per lui che per la Cassa, fissati al 2011, quando Mascellani lasciò il basket e la grande crisi edilizia iniziò a metterlo in serie difficoltà. Lo scenario che abbiamo sotto gli occhi oggi ci dice che diverse sue società sono saltate o sono in concordato preventivo (Cir e Sinteco).
Solo la prima inchiesta. Per questo, l’inchiesta su Magazzini Darsena è solo la prima indagine a Ferrara che mette in luce le presunte irregolarità delle sue società: è indagato per bancarotta fraudolenta per distrazione, solo per Magazzini Darsena, in un’inchiesta iniziata a fine 2014 e quasi agli sgoccioli con il sequestro preventivo, primo atto concreto a suo carico.
Segnalazioni del curatore. Le indagini partirono in seguito ad alcune incongruenze segnalate dal curatore fallimentare della società fallita, Enrico Baraldi, e si sono concentrate su «ingenti quanto ingiustificati finanziamenti» - scrive la nota della Finanza - che vanno indietro nel tempo: da metà degli anni 2000. Dunque una distrazione avvenuta per tranche, non in unico blocco.
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Il giro dei soldi è molto semplice: Magazzini Darsena trasferisce soldi (finanziamenti, partecipazioni) alla società che la controllava, la Sinteco, soldi che solo in parte tornavano a Magazzini Darsena: che dava 10 e riaveva - come esempio - solo 5. E gli altri 5? Partivano, sparivano, si perdevano in conti fiduciari intestati a società in Svizzera che guarda caso erano sempre riconducibili solo e soltanto a Mascellani.
Quegli strani movimenti. Su questi movimenti si è concentrata l’attenzione degli investigatori della tributaria della Finanza: studiando i flussi finanziari - si faccia attenzione - «di tutte le imprese collegate alla Magazzini Darsena S.p.A.» (dunque tutte le società sono sotto la lente di ingrandimento), hanno accertato che parte delle somme non restituite andavano in Svizzera, a Ginevra: qui la procura cittadina grazie all’aiuto della procura federale locale ha raccolto riscontri dei fondi distratti, confluiti in un conto di una società svizzera di cui Mascellani aveva esclusiva disponibilità.
Hanno seguito i soldi. Hanno seguito i soldi, dunque procura e finanza. Anche il giro di ritorno: dalla Svizzera in Italia, sempre intestati a società fiduciaria e scoperti in due diverse banche, in regione e fuori, dove sono ora congelati: 4 milioni di euro, distratti, sottratti ai creditori, che adesso possono sperare di riavere qualcosa.
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