Ferrara e i profughi, solo Bondeno prepara le barricate
Il sindaco Bergamini striglia il prefetto e Tagliani: eseguite ordini dannosi I comuni ad accoglienza zero: nessuna chiusura ma problemi logistici
FERRARA. Il monito del prefetto di Ferrara, Michele Tortora, indirizzato ai Comuni e ai residenti della provincia sullo sfondo della sempre più spinosa e dibattuta questione dell’accoglienza per i richiedenti asilo ha trovato apertura e disponibilità ieri, almeno a parole, anche nelle amministrazioni che non ospitano rifugiati.
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A Bondeno, invece, il sindaco Fabio Bergamini alza le barricate con un comunicato spigolosissimo che potrebbe innescare a questo punto un braccio di ferro amministrativo tra l’organo dello Stato e l’amministrazione locale. «Ribadisco, se ancora ce ne fosse bisogno, l'assoluta indisponibilità del Comune di Bondeno ad accogliere immigrati irregolari, e perciò dal passato 'fantasma', sul nostro territorio - scrive Bergamini - Siamo un Comune terremotato che vive nell’emergenza post sisma: la nostra priorità assoluta è ricostruire la casa a chi l'ha persa sotto le scosse del terremoto, non assegnare alloggi e mantenere 'fantasmi' dal passato ignoto».
Viene confermata, quindi, la scelta di «scoraggiare con tutti i mezzi e le energie in nostro possesso l'accoglienza, anche da parte di privati, di immigrati irregolari, altrimenti detti clandestini». Nel mirino c’è l’attuale modello «suicida» dell’accoglienza, prosegue il sindaco del Carroccio: «Oggi solo il 2 per cento dei richiedenti asilo proviene da zone di guerra, ma l'accoglienza non si nega a nessuno (anche ai criminali, è successo), per giunta a spese pubbliche» con responsabilità anche locali perché, rimarca il sindaco, «certi assessori, come Chiara Sapigni (di Ferrara, ndr) vivono in un mondo che non c'è, annebbiati da ideologie antiche superate dalla storia. E i fatti di Gaibanella lo dimostrano. Prefetto e Tagliani eseguono ordini che ben sanno essere dannosi e controproducenti, noi scegliamo di dire no».
Una posizione già nota ma che non trova riscontro, oggi, nelle amministrazioni a quota zero: 8 su 24, tra le quali non compare Bondeno che in una struttura privata ospita comunque 1 richiedente asilo (in provincia sono 685, legati alla missione “Mare Nostrum”). Nessuno dei sindaci a quota zero si oppone platealmente all’arrivo degli asilanti che continuano a sbarcare sulle coste italiane e vengono smistati nelle regioni. Tutti rispondono al prefetto di mettersi «a disposizione» anche se con sfumature diverse. Molti amministratori segnalano difficoltà non facilmente risolvibili sul fronte logistico.
Maria Teresa Romanini (Lagosanto) afferma che «se il prefetto assegnerà nell’ambito di un piano d’emergenza un certo numero di profughi al nostro territorio saremo qui ad aiutarli. Attualmente però non abbiamo stabili da destinare questo servizio nè ci sono residenti che hanno manifestato la volontà di concedere immobili per questo utilizzo». Lo stesso problema evidenziato dal sindaco di Goro, Diego Viviani, che annuncia «una ricognizione sul territorio per verificare la presenza di strutture agibili, anche se non abbiamo molte speranze perché in passato abbiamo già fatto un paio di verifiche di questo tipo». Mirabello finora ha goduto assieme a Bondeno e Sant’Agostino di una sorta di esenzione legata alle criticità emerse nella fase post-terremoto. «Abbiamo avuto 482 inagibilità - precisa il primo cittadino di Mirabello, Angela Poltronieri - e abbiamo ancora 25 nuclei fuori casa. Strutture pubbliche libere non ne abbiamo, sonderemo però i privati e chiederemo un incontro di distretto Alto Ferrarese per valutare la situazione al di là dei confini dei singoli comuni».
Adriana Sabato, commissario di Sant’Agostino, spiega che «l’emergenza post-terremoto è oggi in buona parte superata. Andremo a verificare la situazione a giorni». Gianni Padovani, sindaco di Mesola, ricorda che «oggi siamo a zero accoglienza perché il nucleo che ospitavamo ha dovuto essere trasferito per dissapori tra i privati che avevano concesso la struttura. Ora faremo una sorta di sondaggio per valutare eventuali disponibilità». Isabella Masina, vicesindaco di Voghiera, sottolinea che «l’accoglienza zero» finora è stata il risultato di «una mancanza di strutture pubbliche da dedicare a questa funzione e della carenza di immobili concessi dai privati. Noi potremo fare la nostra parte dando ospitalità a nuclei familiari con donne e bambini». L’unico ostacolo vero, a Formignana, dice il vicesindaco Marco Ferrari, «è l’assenza di strutture utilizzabili, ma non c’è nessuna volontà di impedire l’accesso ai rifugiati».
Andrea Marchi, sindaco di Ostellato, il secondo comune per presenza di richiedenti asilo dopo Ferrara, contesta il modello nazionale di accoglienza, assolutamente «fallimentare. Noi abbiamo fatto la nostra parte, mentre ci sono 6-7 mila comuni in Italia che tengono chiuse le porte». A Masi Torello e Voghiera (rispettivamente 6 e 11 richiedenti asilo) si sta sperimentando un modello di coinvolgimento dei profughi attraverso il volontariato (lavori utili) «con risultati incoraggianti», commentano i sindaci Riccardo Bizzarri ed Elisa Trombin . (gi.ca.)
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