«Nessuna forzatura, niente rifugiati nella villa»
Il prefetto: stop al progetto se non ci sono le condizioni giuridiche I trenta ospiti saranno smistati nella strutture già attive nella provincia
Nessun profugo sarà accolto negli spazi di Villa Modoni. La precisazione arriva dal prefetto Michele Tortora all’indomani delle dichiarazioni sulla necessità di agire in emergenza nel caso il Comune di Ferrara non dovesse rinnovare la concessione all’Asp, in scadenza a fine anno. «La situazione di Villa Modoni è complessa e stiamo eseguendo tutte le doverose verifiche - prosegue il Prefetto di Ferrara - ma in mancanza delle condizioni giuridiche per andare avanti con il progetto di accoglienza, di certo non faremo alcuna forzatura».
L’ipotesi Villa Modoni, in effetti, allo stato dei fatti risulta impraticabile. La porzione dell’immobile al centro della convenzione tra gli affittuari e la cooperativa Camelot da diversi mesi è stata pignorata e il custode giudiziario è già intervenuto per diffidare il Comune e la stessa cooperativa a utilizzare l’immobile senza la sua autorizzazione.
Intanto i circa trenta profughi che dovevano arrivare a Ferrara resteranno all’Hub (il centro di prima accoglienza) di Bologna ancora per qualche giorno, in attesa di trovare una nuova collocazione. «Dovranno essere sistemati in strutture già utilizzate per l’accoglienza, sulla base delle disponibilità - spiega ancora Tortora - Di sicuro dover agire in condizioni di emergenza non consente alcuna programmazione, a scapito di una gestione armonica».
In ogni caso, concorda il segretario provinciale del Pd Luigi Vitellio, la soluzione Villa Modoni a questo punto va accantonata e basta: «Anche se verrà chiarita la diatriba tra proprietario e gestore della proprietà del bed and breakfast di Gaibanella, riterrei sbagliato proseguire su questa strada: si trovi un'altra soluzione nell'interesse di tutti». Dopo l’acceso scontro tra il sindaco e i sindacati di polizia, Vitellio chiarisce che «il Pd è al fianco delle forze dell’ordine», ma al tempo stesso invita a riflettere sulle parole di Tagliani e si chiede: «È giusto che un Ministro della Repubblica non possa parlare a un'iniziativa pubblica? Che un sedicente politico possa fare aperitivi e filmarsi soddisfatto all'interno di una proprietà privata come il Palaspecchi ? È giusto che un Assessore non possa parlare a un'iniziata organizzata per discutere di un tema così delicato ? È normale che questi sedicenti politici siano sistematicamente presenti in anteprima sul luogo degli sgomberi previsti dalla amministrazione comunale?Io credo di no. L'impegno di tutti deve essere quello di voltare pagina, capendo gli errori per non commetterli più». A voltare pagina non ci pensa proprio il leghista Nicola Lodi. Anzi, si dice intenzionato a contattare «il nostro capogruppo alla camera Massimiliano Fedriga per esporgli la situazione e presentare un’interpellanza parlamentare sulle accuse personali e sulle accuse alle forze dell'ordine».
Attacca la Giunta la consigliera comunale di Forza Italia Paola Peruffo, e boccia un po’ tutti. L’assessore Sapigni «per essersi dichiarata non informata sui fatti in una vicenda tanto delicata». Camelot per l’incauta convenzione. Il sindaco per l’attacco alle forze dell’ordine e gli organizzatori tutti dell’incontro «per non aver invitato i rappresentanti di tutti i gruppi consigliari».
Niente profughi a Cento, siamo un Comune terremotato, insorge il consigliere regionale e comunale leghista Marco Pettazzoni annunciando la presentazione di un ordine del giorno per impegnare la giunta Toselli a opporsi «all’arrivo di altri migranti e potenziali clandestini sul territorio comunale». (a.m.)
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