«Sapigni non ha motivi per dimettersi»
Il sindaco difende il suo assessore e replica: «Errori nella scelta dell’immobile? Chiedete alla coop Camelot»
FERRARA. «Perché mai l’assessore Sapigni dovrebbe dimettersi? Perché Camelot ha sbagliato a scegliere un alloggio? O perché a Gaibanella non le è stata data la possibilità di spiegarsi?»
Il sindaco Tiziano Tagliani fa quadrato attorno al suo assessore e attribuisce la responsabilità del “pasticcio di Gaibanella” alla cooperativa a cui è affidata la gestione dell’accoglienza profughi. Le richieste di dimissioni avanzate sabato da Forza Italia e ieri anche dal Movimento 5 Stelle non lo fanno arretrare di un millimetro nella conferma di fiducia a Chiara Sapigni, la cui posizione in Giunta - già indebolita ai tempi delle “percezioni soggettive” (che le costò molto probabilmente la mancata riattribuzione della delega alla Sicurezza) e di nuovo un anno fa a causa del bando vinto da Camelot annullato dall’Anticorruzione - in questi giorni appare traballante.
Ma non saranno certo le richieste di dimissioni avanzate dalle opposizioni, contrattacca il sindaco, a scompaginare la sua amministrazione: «Non c’è alcuna ragione al mondo per cui Chiara Sapigni dovrebbe dimettersi. Le opposizioni lo chiedono? Bene, faremo la discussione in consiglio comunale e saranno respinte. Non vedo l’ora anzi di discuterle. Fa parte del rituale della vecchia politica».
Le responsabilità, ribadisce, vanno cercate altrove. «È stata la cooperativa Camelot a presentare il progetto all’Asp. Il compito della Sapigni era dare una mano a spiegare il progetto ai cittadini, ma è la cooperativa che deve rispondere della scelta di quella soluzione. Dunque Sapigni dovrebbe dimettersi perché Camelot ha sbagliato a selezionare un alloggio? Ne abbiamo 43 nel territorio comunale. Siamo il Comune che ha fatto di più nella gestione dell’ospitalità ai migranti, e per questo ci siamo presi anche dei grandi mal di pancia. E comunque anche il proprietario, all’incontro di Gaibanella, non ha detto tutta la verità, perché ha taciuto che l’immobile era pignorato».
Non è stato dunque un errore macroscopico destinare i trenta profughi a un immobile vincolato non solo dal divieto di subaffitto, ma addirittura da un pignoramento? Come è stato possibile non essere informati della situazione ingarbugliata - ma ben esplicitata in atti accessibili - della porzione di Villa Modoni al centro della convenzione? «Queste domande le deve rivolgere alla presidente di Camelot - replica il sindaco - Per quel che riguarda il Comune, il problema è un altro: ovvero l’impossibilità di dialogare con i cittadini quando si parla di immigrazione. Non è mica facile: si perdono le elezioni, a volersi confrontare sul tema dell’immigrazione. È molto comodo trincerarsi dietro il cratere del sisma per non fare il proprio dovere, e trasformarlo in una scelta politica. Si chiama ricorrere a vecchi rituali per non affrontare il vero problema, che è quello di un’emergenza umanitaria».
Adesso però si cambia, conclude il sindaco confermando la volontà di non rinnovare la concessione all’Asp e rimettere tutto il mano alla Prefettura: «Il Comune ha fatto la sua parte, più di altri, adesso basta».
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