Vendita Carife, si ritorna alla partenza
Ultime settimane per cercare un compratore entro settembre. Il ruolo delle banche e del Fitd per chiudere la partita
Il caso della vendita della Nuova Carife e delle altre tre good banks sta diventando come una grande gioco dell’Oca. Durante il tormentato percorso di cessione, più impervio del previsto, nonostante il risanamento fatto sulla pelle di azionisti e obbligazionisti subordinati, la trattativa si è arenata. Dopo che sono state respinte le offerte di acquisto presentate dai fondi “Apollo” e “Lone star” è come se con un ipotetico segnalino si fosse arrivati al numero 58, quello che nell’antico gioco dell’Oca ti faceva tornare al casella numero 1, in pratica si ritorna alla partenza. Come dire che in tutti questi mesi - difficilissimi per tutto il settore bancario e in particolare proprio per quegli istituti di credito come la Carife colpite dalla scure del Salvabanche - non si è combinato nulla e si ritorna da capo, dopo aver perso del tempo prezioso. Tempo che ora scarseggia inesorabilmente e si arriva con quasi l’acqua alla gola al termine inderogabile fissato dalla normativa europea per il 30 settembre per chiudere il processo di cessione. Nel frattempo il prezzo delle quattro banche è drasticamente sceso ed è anche per questo che sono state respinte le richieste di acquisizione da parte dei fondi, con una valutazione notevolmente al di sotto di quella auspicata (400 milioni di euro a fronte di 1,4 miliardi).
Come già nelle indiscrezioni uscite nel mese di luglio, in questa nuova fase, che prevede l’apertura di una nuova procedura di selezione competitiva, è evidente l’interesse del Fondo interbancario per la tutela dei depositi. La coalizione di mutuo soccorso delle banche - quella che con tanto di sottoscrizione assembleare e il placet della Banca d’Italia doveva intervenire dal 30 luglio 2015 per salvare la Carife e che in realtà non è poi si è bloccata per il decreto Salvabanche, che ha cancellato tutti gli accordi precedentemente stipulati - intravede questo deprezzamento delle quattro good bank, come una possibilità di acquisto, anche perché la quota che non verrà versata dall’acquirente sarà ugualmente a suo carico.
Il tutto però deve passare anche dalla volontà delle principali banche che sostengono il Fitd che dovranno valutare in questo caso la scelta migliore.
A conti fatti, l’idea di vendere in blocco le quattro banche e non singolarmente, risulta un’evidente ulteriore penalizzazione per la Carife. Non è escluso poi che anche qualche singola banca, che aveva manifestato interesse anche durante la complessa trattativa del commissariamento (da Bper a CariParma passando per Ubi Banca), possa trarre vantaggio da un’acquisizione a prezzi stracciati. È tempo di saldi.
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