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Camelot: ecco chi ha agito in malafede

La coop contro Global Service: ci avevano detto che era tutto a posto. Ma si può fare un accordo di questo tipo sulla parola?

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«È la cooperativa (Camelot, ndr) che deve rispondere di quella soluzione», e cioè di aver indicato una porzione di villa Modoni, a Gaibanella, come possibile sede per l’accoglienza di richiedenti asilo, ha dichiarato il sindaco Tiziano Tagliani. Ipotesi poi rivelatasi impraticabile e al centro, da mercoledì scorso, di una furiosa polemica politica che ha portato il Comune di Ferrara a defilarsi dal ruolo finora rivestito, attraverso l’Asp, nella dislocazione dei profughi in provincia.

Di fronte alla chiamata in causa da parte del sindaco (che avrebbe già affrontato in modo molto risoluto, a quattr’occhi, la questione con i rappresentanti della cooperativa) la società ieri ha presentato la sua ricostruzione dei fatti e ha confermato che la convenzione stipulata sull’immobile di Gaibanella è ormai decaduta.

«Dopo essere stata contattata dalla società Global Business Service s.r.l., in qualità di conduttrice dell'attività commerciale ricreativa, locanda presso lo stabile denominato "Villa Modoni" di Gaibanella - scrive Camelot - la società ha intrapreso delle trattative al fine di verificare la possibilità di svolgere in questa struttura l'attività di accoglienza per i rifugiati richiedenti asilo». E’ stato pertanto eseguito un sopralluogo mentre a Global Service, prosegue Camelot, «è stata richiesta la preventiva disponibilità da parte del proprietario della struttura ad ospitare rifugiati e richiedenti asilo». Un passo al quale si è affiancata la richiesta di garanzie, sempre rivolta a Global Service, sull’«assenza di situazioni in qualsivoglia modo pregiudizievoli alla conclusione di una convenzione». Non avendo ottenuto informazioni che potessero compromettere l’accordo, la cooperativa ha quindi «proceduto con la sottoscrizione della convenzione». È’ stato «nei giorni successivi all'incontro con la cittadinanza di Gaibanella di mercoledì 3 agosto», precisa Camelot, che sarebbe giunta la doccia gelata. «In maniera non prevedibile secondo i principi di buona fede che devono contraddistinguere le trattative preliminari alla conclusione di un contratto - sottolinea la società - Camelot ha ricevuto una comunicazione a mezzo pec da parte del dott. Angelo Adamini, custode nominato dal Tribunale di Ferrara, con la quale si diceva che l'immobile oggetto della convenzione risulta sottoposto a procedura esecutiva di espropriazione immobiliare R.G.E n. 341/2015, e si diffidava "chiunque a sottoscrivere atti o a porre in essere azioni o fatti aventi ad oggetto l'immobile suddetto, senza il consenso scritto del sottoscritto custode giudiziario previa autorizzazione del Tribunale di Ferrara"».

Non solo, «la cooperativa ha inoltre ricevuto una comunicazione da parte del legale della proprietà dell'immobile che dichiarava il proprio netto rifiuto alla possibilità di svolgere un servizio di accoglienza presso la propria struttura».

La coop accusa quindi Global Service di non aver rispettato «i principi di buona fede e correttezza» durante la trattativa, di aver «sottaciuto notizie (nel caso della procedura espropriativa avanti il Tribunale di Ferrara)» e di aver fornito «notizie mendaci (nel caso dell'assenso da parte del proprietario della struttura all'ospitalità di rifugiati e richiedenti asilo), che inficiano la validità del contratto a conferma della completa buona fede della cooperativa».

Buona fede che - in una vicenda delicatissima e dalle molteplici implicazioni come quella dell’accoglienza ai profughi - forse non è sufficiente a garantire anche l’efficacia del servizio,attività che richiederebbe ben altri controlli, più rigorosi e approfonditi.

Intanto anche l’Asp invia un comunicato che mette i puntini sulle i: «L’Azienda servizi alla persona di Ferrara - scrivono la presidente Angela Alvisi e il direttore Federica Rolli - non ha a disposizione alcun immobile nella località di Gaibanella, finalizzato all'ospitalità di persone richiedenti asilo. Gli spazi reperiti a suo tempo dalla Coop Camelot, dei quali nel frattempo è stata chiarita l'indisponibilità, erano infatti i soli che fossero stati messi a disposizione in quel centro abitato». (gi.ca.)

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