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Primi interrogatori sul caso Palaspecchi

di Daniele Predieri
Primi interrogatori sul caso Palaspecchi

Ascoltati i dirigenti di Cdp, Acer e Parnasi dopo l’esposto del sindaco contro Nicola Naomo Lodi e Roberto Mascellani

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FERRARA. Eppur si muove, l’inchiesta aperta dopo l’esposto del sindaco Tiziano Tagliani contro Nicola Naomo Lodi e Roberto Mascellani, accusati di intralciare, condizionare e voler far abbandonare al Comune il progetto di recupero del Palaspecchi con atti, proteste, comportamenti registrati in questo ultimo anno. Fatti che, sintetizza nel suo esposto Tagliani, «rivelano scenari preoccupanti», quelli che impedirebbero di portare a termine il progetto pubblico, «non privi di ulteriore potenziale pregnanza penale, ingenerati dalla saldatura tra l’azione dei partiti locali e centri di interesse affaristico imprenditoriale».

Occorre tradurre per far comprendere meglio ai lettori? Non lo fa il sindaco Tagliani usando un linguaggio burocratese-forense, lo dovranno fare procura e Digos che hanno aperto l’inchiesta, ora rubricata come atti relativi (modello 45, accertamenti conoscitivi per accertare la presenza di un eventuale reato) e che già ha visto i primi atti giudiziari, gli interrogatori (a sit, sommarie informazioni testimoniali) dei protagonisti indiretti della vicenda. Non Naomo Lodi e Roberto Mascellani sui quali pendono le accuse dirette del sindaco Tagliani di «minacce o intralcio a corpo politico», ipotesi di reato che viene esposta in modo netto e inequivoco. Gli interrogatori - da quanto si è appreso - sono stati compiuti le settimane scorse, e hanno visto comparire testimoni della vicenda, in successione, davanti agli inquirenti della Digos, ufficio di polizia cui è stata data piena delega per gli accertamenti dal procuratore capo Bruno Cherchi che ha poi affidato l’indagine prima al pm Filippo Di Benedetto - assente per oltre un anno dagli uffici di via Mentessi - e adesso in carico al pm Stefano Longhi. Sono stati così convocati a raccontare i fatti legati all’esposto, prima Paola Delmonte, la dirigente della Cassa depositi e prestiti- area Social Hosing, l’ente pubblico che dovrà sborsare 30 milioni di euro per il recupero. Poi Diego Carrara, direttore di Acer e infine il rappresentante della società proprietaria del Palaspecchi, Ferrara 2007, Luca Parnasi.

Dalle varie testimonianze trapela quella della Delmonte, la dirigente di Cassa Depositi e Prestiti che avrebbe confermato - nell’aprile scorso in occasione di una visita di Nicola Naomo Lodi a Milano - di essere stata costretta a riceverlo perchè Lodi minacciò di fare un sit-in sotto gli uffici della Cdp. Nessuna minaccia personale o fisica, non parlava di questo il sindaco Tagliani nel suo esposto, ma sottolineava come l’incontro di Lodi avuto a Milano non fosse richiesto e ottenuto, ma imposto. Tanto più da «persone prive del benchè titolo ad interloquire sulla vicenda», quel Nicola Lodi, le cui generalità nell’esposto vengono graficamente vengono sottolineate da Tagliani che lo ritrae come «principale protagonista» e «pregiudiato». Sulla conferma giunta agli inquirenti della imposizione di Naomo Lodi alla dirigente Cdp, Paola Delmonte per l’incontro di aprile, la Digos dovrà valutare la rilevanza di un eventuale reato. E non solo su questo fatto singolo, bensì sulla escalation di azioni, proteste, interventi, pressioni mediatiche. Che avevano - e hanno ancora oggi - per Tagliani il «dichiarato obiettivo di costringere l’amministrazione comunale ad abbandonare il progetto di recupero e imporre l’abbattimento dell’edificio». «Progetto di recupero - diceva Tagliani alla Nuova - che non ha alternativa: altrimenti il Palaspecchi resterà così come è per altri 30 anni, si vuole questo?»

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