Ferrara, da Bertocchi nuove indicazioni sull'arma che non si trova
Delitto Tosi, nuovo interrogatorio in carcere per l'omicida, nuova ricostruzione del tragitto della fuga: riprenderanno le ricerche della pistola usata anche per ferire Raffaela Pareschi?
FERRARA. «Ho fatto un grosso sbaglio». Simone Bertocchi, in carcere da due settimane per l’omicidio di Roberto Tosi Savonuzzi e il ferimento della compagna Raffaela Pareschi, ieri lo ha ripetuto più volte nel corso dell’interrogatorio all’Arginone. Era stato lo stesso Bertocchi a chiedere di essere ascoltato di nuovo dagli inquirenti, per fornire alcune precisazioni riguardo all’arma ancora introvabile, ai suoi rapporti con la vittima e i fratelli Chiccoli, e alla dinamica dello sparo.
Assistito dagli avvocati Sergio Pellizzola e Barbara Grandi, per un’ora ha risposto alle domande del pm Stefano Longhi, fornendo una ricostruzione diversa del percorso compiuto insieme a William Biancucci subito dopo aver sparato ai due coniugi a Fossanova San Marco.
I due dunque si sarebbero diretti a sinistra lungo via Ravenna per imboccare poi via Valdicuore (e non via Quadrifoglio dove i cani molecolari avevano fiutato il loro passaggio) fino all’incrocio con via del Gorgo. Da lì avrebbero raggiunto Villa Trentini e, in corrispondenza del sottopassaggio, avrebbero lasciato le biciclette per proseguire a piedi fino a via Comacchio, all’altezza della Conad di Villa Fulvia, dove hanno preso l’autobus 6 fino al Doro, beccandosi pure una multa perché senza biglietto.
Lì le loro strade si sono divise e Bertocchi ha ribadito di aver trascorso i due giorni di latitanza all’aperto.
La diversa ricostruzione del tragitto potrebbe determinare la ripresa delle ricerche dell’arma del delitto, mai trovata. Bertocchi aveva detto di averla gettata in via del Gorgo, ma su questa circostanza non si è detto più così certo; ricorda di averla buttata in una zona lontana dalle abitazioni, vicino a un canalino di irrigazione. Bertocchi ha anche ripetuto che il giorno dell’omicidio, domenica 24 luglio, era andato a Fossanova solo per discutere con Tosi di alcuni lavori di manutenzione alla casa in cui vivevano i coniugi, di proprietà della fidanzata dello stesso Bertocchi, Sabrina.
Ci era andato portando una pistola perché, sostiene, aveva paura di Tosi. Ha dunque ripercorso le due occasioni in cui era stato minacciato con un’arma dalla vittima: la prima un anno fa, dopo una banale discussione su alcune auto parcheggiate che ostruivano il passaggio; la seconda sempre per alcuni lavori alla casa che Tosi voleva affidare a ditte di sua scelta e poi inviare il conto alla proprietaria, ovvero la fidanzata di Bertocchi.
Dunque queste precedenti minacce, mai però denunciate, lo avrebbero indotto ad armarsi quando in bicicletta era andato a Fossanova per provvedere di persona agli interventi di manutenzione, portando con sè l’ignaro Biancucci. A spingerlo, ha ribadito, era stata la volontà di difendere gli interessi della sua fidanzata. E quando Tosi, sempre secondo il suo racconto, si è diretto verso il garage ha temuto che andasse a prendere un’arma, e ha sparato.
La moglie, ha detto ancora, non voleva colpirla, lo sparo sarebbe partito mentre lei si stava frapponendo tra il marito e la pistola, che si era inceppata. «Per questo - hanno detto gli avvocati - trovare la pistola è importante anche per la difesa». Infine, il rapporto con gli zii di Sabrina nonché vicini di casa di Tosi,Vittorino e Daniele Chiccoli: li aiutava, sostiene Bertocchi; caricava Vittorio sul motorino e lo portava a fare le commissioni. Anche a ritirare la pensione: ma ha negato di essersi mai impossessato dei soldi dell’anziano.
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