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«Un fedele generoso che male ha fatto e a chi?»

«Un fedele generoso che male ha fatto e a chi?»

L’imam del Centro islamico via Traversagno: «Difendeva il suo punto di vista ma non l’ho mai sentito inneggiare alla violenza o approvare la guerra santa»

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Mohammed Ibrahim, imam del Centro di cultura islamica di via Traversagno, è arrivato da Piacenza nel marzo scorso. Conosce Sajmir Hidri, il titolare della ditta “Alba Costruzioni 1999”, espulso dal ministero dell’Interno perché «pericoloso per la sicurezza dello Stato», da cinque mesi e non ha potuto quindi seguire il suo «percorso di radicalizzazione», come lo definisce lo stesso ministero dell’Interno.

Ma mette subito in chiaro una cosa: «Sajmir non era il presidente di questo Centro di cultura islamica, era un fedele come tanti che ci ha aiutato in molte occasioni, facendo dei lavori qui dentro e mettendosi a disposizione di altri fedeli che avevano bisogno». Una persona irreprensibile che «non conosceva bene la religione islamica perché l’aveva abbracciata solo da qualche anno e faceva fatica a cogliere tutti i possibili punti di vista. Preferiva privilegiarne uno e non abbandonava facilmente la posizione che aveva scelto». Un atteggiamento rigido e superficiale, commenta l’imam, ma comune a molti fedeli che non hanno una conoscenza approfondita della religione.

L’imam è una sorte di sacerdote dell’islam: insegna la legge islamica e presiede i momenti comuni di preghiera.

Il centro di via Traversagno, il venerdì, giorno che corrisponde alla domenica cattolica, fa registrare il massimo dell’affluenza durante gli incontri di preghiera che si susseguono dall’alba a sera inoltrata, anche 150 fedeli. Hidri era uno di loro, «uno dei più presenti, attento e pronto alla discussione». Ma in quei momenti di confronto non parlava di jihad e non inneggiava alla violenza. «Si discuteva sui precetti islamici, su come interpretare alcuni passi del corano - ricorda l’iman - non gli ho mai sentito dire nulla che potesse indicare che aveva intrapreso la strada del fanatismo, che volesse violare le leggi di questo Paese». Nel marzo scorso aveva dato una mano nella traduzione di un documento con il quale l’imam aveva preso le distanze dall’attentato all’aeroporto di Bruxelles «condannando fortemente questi atti criminali». Mohammed Ibrahim dice che con Hidri ha «parlato molte volte. Mi piace conoscere le persone e quello che pensano. Non ho mai avuto la sensazione che avesse scelto la via della violenza o simpatizzasse con chi l’ha intrapresa. Non era radicalizzato. In Italia non è vietato informarsi o curiosare su internet, anche andando a consultare quei siti dove si propagandano messaggi estremi. Che male ha fatto e a chi? Non si può prendere una decisione così drastica senza sentire cosa dice la persona sospettata». L’imam ricorda che «qui noi professiamo l’idea della pace e divulghiamo il messaggio del profeta: “Chi uccide una sola anima non troverà posto in paradiso”. Di recente alcuni esponenti islamici hanno incontrato i sacerdoti e fedeli cattolici. Ho approvato quella decisione, noi siamo per il dialogo e per l’incontro. In questa prospettiva continueremo a muoverci». (gi.ca.)

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