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«Espulso dall’Italia perché pericoloso»

«Espulso dall’Italia perché pericoloso»

Il caso dell’immigrato albanese rimpatriato per sospette simpatie jihadiste Il questore Sbordone: «Non è stato un provvedimento basato sul fumo»

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«Hidri Sajmir è stato espulso perché ritenuto pericoloso per la sicurezza nazionale. Non è stato un provvedimento basato sul fumo, ma anche su parecchio arrosto, secondo elementi che hanno condotto a un giudizio di pericolosità futura».

Il questore Antonio Sbordone è stato interpellato ieri sull’allontanamento dall’Italia dell’immigrato albanese residente a Vigarano Mainarda. L’occasione era il congedo alla dirigente Digos Rosaria Broccoletti, la cui carriera ferrarese è culminata proprio nel provvedimento di espulsione a carico di Sajmir dopo quella che negli atti viene definita una drastica radicalizzazione, accompagnata da «continua e frenetica consultazione di siti online riferibili all’autoproclamato Stato islamico» e contatti «con soggetti noti per aver assunto posizioni religiose radicali in favore del jihad».

Sbordone non vuole e non può entrare nei dettagli, di competenza del Viminale, ma ribadisce che «la condizione per il provvedimento di espulsione è la pericolosità, ed è questa valutazione che ha condotto all’allontanamento di Hidri Sajmir». Un atto precauzionale e di prevenzione in una fase di allerta antiterrorismo, soprattutto all’indomani delle critiche e delle polemiche contro gli apparati di intelligence europei che non sono stati in grado di intercettare i segnali di allarme contro i “lupi solitari” autori di stragi.

Alla domanda se ci fossero concreti indizi su un possibile coinvolgimento di Sajmir in un attacco, il questore si è limitato a rispondere: «Se fossero emersi elementi di rilevanza penale, lo avremmo arrestato». Per poi aggiungere: «Voglio però rassicurare i ferraresi e i residenti di Vigarano Mainarda in particolare: non abbiamo riscontrato alcun elemento che possa fornire motivi di preoccupazione nè per Vigarano, nè per la città di Ferrara».

Hidri Saimir, continua, fino a due anni fa era un musulmano “tiepido”, non praticante. In Italia da 15 anni, e a Vigarano dal 2007, sposato e con figli. aveva avviato una ditta edile. La radicalizzazione, osservano gli inquirenti, era cominciata nel 2014, e dopo un viaggio alla Mecca Sajmir si era lasciato crescere la barba e aveva cominciato a frequentare con assiduità il centro islamico di via Traversagno.

Negli atti del Ministero dell’Interno viene definito presidente del centro islamico, ma questo non è esatto. È vero invece, sottolineano gli inquirenti, «aveva assunto atteggiamenti di chi vuole esercitare una forte influenza, con un attivismo particolare e la volontà di arrivare al vertice del centro di via Traversagno».

Colpisce il contrasto tra il ritratto di Sajmir che emerge dagli atti del Viminale e la descrizione dei vigaranesi che hanno parlato di un imprenditore volenteroso e di un cittadino irreprensibile: «È possibile che la polizia dica una cosa e la comunità ne dica un’altra, perché chiunque può conservare un’immagine pubblica che non coincide con elementi che emergono dalle indagini - è intervenuta la stessa dirigente Digos Rosaria Broccoletti. Succede anche per altri tipi di reato».(a.m.)

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