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la situazione nei paesi europei

Il giro di vite anti-jihad non si ferma al confine

Il giro di vite anti-jihad non si ferma al confine

In Italia si adottano maglie più strette contro i fanatici come in Germania, Francia e Belgio

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Il caso di Sajmir Hidri, l’imprenditore edile albanese residente a Vigarano Mainarda espulso dall’Italia come soggetto ritenuto «pericoloso» per aver navigato su siti internet inneggianti alla jihad, ha confermato che nella lotta al terrorismo internazionale il Viminale ha stretto con decisione le maglie dei meccanismi di prevenzione per garantire un più alto livello di sicurezza.

Oggi sono sufficienti alcuni indizi considerati significativi e che indicano un possibile cambio di atteggiamento nei confronti della religione islamica o del modo di vita occidentale per innescare il sospetto di “radicalizzazione” e aprire la strada all’accompagnamento coatto dell’immigrato nel Paese di provenienza. Ma qualcosa del genere sta avvenendo anche all’estero.

In Germania, dopo i recenti attentati di Würzburg e Ansbach, il governo ha annunciato una serie di misure che prevedono l’espulsione più facile per chi viene ritenuto un pericolo per la sicurezza pubblica e la revoca della cittadinanza per gli stranieri che vanno a combattere con le formazioni jihadiste, l’incremento degli operatori delle forze dell’ordine e l’introduzione di nuovi reati per i fiancheggiatori della guerra santa. Si sta studiando anche l’istituzione di un pool investigativo che segua in modo specifico le tracce informatiche di chi si collega con siti jihadisti.

In Francia, il Paese europeo che ha pagato il prezzo più alto al furore dell’estremismo islamista, sono state adottate misure restrittive nei confronti di numerose moschee sospettate di coltivare il fanatismo radicale. Sono stati chiusi una ventina di luoghi di culto islamici e adottati decine di provvedimenti di espulsione. Per ottobre è stato annunciato un piano globale per la formazione obbligatoria degli imam e l’adozione di regole che rendano più trasparente il finanziamento del culto musulmano. Il Belgio, altro Paese che ha visto crescere la presenza dell’ideologia jihadista con le sue tragiche ramificazioni in Europa, ora chiede una sorta di patente di “integrazione” a chi decide di andare a vivere nel regno.

Gli immigrati dovranno impegnargi a rispettare i suoi usi e costumi, imparare la lingua e denunciare ogni atto che possa essere legato al terrorismo. Qualunque violazione di questo patto porterà all’espulsione dal Paese. Tutti coloro che decidono di soggiornare in Belgio per più di 30 giorni riceveranno questo testo che dovrà essere sottoscritto come un contratto. (gi.ca.)

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