Ma sui Bagni dei nostri Lidi forse è meglio quella bianca
Se c'è una bandiera che i bagnini ferraresi dovrebbero alzare oggi sulle nostre spiagge è invece quella europea, perché è l'Europa di Bruxelles che ha cercato almeno di regolamentare la...
Se c'è una bandiera che i bagnini ferraresi dovrebbero alzare oggi sulle nostre spiagge è invece quella europea, perché è l'Europa di Bruxelles che ha cercato almeno di regolamentare la liberalizzazione dei servizi con una direttiva. Va poi anche detto che la liberalizzazione dei servizi non è necessariamente un male e ha portato anche molte cose positive, come ad esempio l'abbassamento delle tariffe telefoniche e il quasi azzeramento delle spese di roaming.
Il problema in fin dei conti non è la liberalizzazione in sé ma le condizioni in cui essa avviene in Italia. La direttiva Bolkenstein fu adottata dall'UE nel 2006 e dava tempo ai governi di recepirla entro il 2010. In quei quattro anni molto si sarebbe potuto fare per attenuarne le conseguenze e preparare il settore. Ma il governo italiano non ha fatto nulla. Innanzitutto non l'ha recepita, andando così incontro a salate multe. In più non ha stanziato fondi per aiutare gli imprenditori balneari nella fase di transizione, non ha incoraggiato una maggiore imprenditorialità del settore, non ha promulgato leggi che correggessero la liberalizzazione con vincoli paesaggistici e ambientali. Per sapere di quali governi si sta parlando, basta guardare il calendario. Se ne ricordino i tanti che oggi votano Lega e Forza Italia.
Non bisogna neppure dimenticare che la direttiva Bolkenstein, malgrado tutto, offre anche delle opportunità. In libere gare d'appalto i titolari delle licenze demaniali che da decenni gestiscono gli stabilimenti balneari non perderebbero necessariamente la concessione, anzi avrebbero dalla loro parte l'esperienza e la competenza accumulata, la conoscenza del territorio e del mercato. In più, questa apertura alla concorrenza potrebbe essere una molla per lanciare nuove idee di gestione degli stabilimenti, più attrattive, più adatte al nostro territorio, più redditizie, anche capaci di selezionare un pubblico specifico. I Lidi potrebbero così puntare sull'ecosistema particolare del Delta, sul patrimonio culturale di Spina e di Pomposa, sviluppando modelli di turismo ecologico e culturale oggi molto di moda. Certo, perché una progettualità simile prenda piede, servirebbero banche capaci di finanziarla e disposte a erogare prestiti ai nostri imprenditori. Le nostre banche invece annaspano. Ma se da noi iniziativa, capacità di finanziamento e imprenditorialità mancano, la colpa non è dell'Europa e invocare gli inglesi serve a poco.
Non è automatico che la liberalizzazione delle licenze spalanchi la porta a grandi gruppi che spazzerebbero via i piccoli gestori e deturperebbero il nostro litorale con divertimentifici chiassosi e inquinanti. Anzi, forse questi ce li abbiamo già, a prescindere dalla Bolkenstein, e sarebbe ora di liberarcene se vogliamo sviluppare un turismo sostenibile, meno stagionale e più competitivo. I buoni esempi ci sono già, come ad esempio la pista ciclabile del litorale. Alla fine dipenderà dalle capacità dei nostri imprenditori balneari quale futuro dare al nostro litorale. L'eterno piagnisteo che ancora una volta sta andando in scena sulle nostre spiagge non è certo la soluzione davanti al mondo che cambia. Servono nuove idee, iniziativa e inventiva. Tutte qualità che un tempo ci distinguevano e facevano l'orgoglio del nostro paese. Oggi invece, dietro alla bandiera inglese sembra che sventoliamo bandiera bianca.
Diego Marani
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google