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La Stu destinata a sparire con i tagli del decreto Madia

Potrebbe essere la prima vittima ferrarese della riforma delle società partecipate appena approvata, il decreto Madia che “taglia” o costringe alla fusione le aziende pubbliche più piccole e...

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Potrebbe essere la prima vittima ferrarese della riforma delle società partecipate appena approvata, il decreto Madia che “taglia” o costringe alla fusione le aziende pubbliche più piccole e inefficienti. La Stu, Società di partecipazione urbana costituita a Ferrara nel 2007 con lo scopo di riqualificare alcune aree dismesse o degradate della città, non risponde ad alcuni dei requisiti specificamente indicati per poter sopravvivere al nuovo corso. Il capitale sociale, 230mila euro, risulta infatti sensibilmente inferiore alla soglia del milione di euro fissata dal decreto. La società inoltre è da tempo in stand by, di fatto non operativa. Nella lista dei progetti “coltivati” c’è la valorizzazione del PalaSpecchi, l’unico che si sta avviando verso uno sbocco, mentre non sono decollati il recupero di ex Mof-Darsena, dell’ex sede Amga di via Bologna e della stazione ferroviaria-grattacielo (con partner Ferrovie dello Stato). Palazzo municipale avrebbe già messo in preventivo la liquidazione della controllata e l’approvazione del decreto sembra aver segnato la sua fine.

«Le altre società - spiega Paolo Paramucchi, direttore della Holding Servizi, il cappello sotto il quale sono riunite le partecipazioni azionarie con quota di controllo di Palazzo municipale - rispettano sostanzialmente i criteri di legge». Tra i paletti fissati in generale dalla nuova legge c’è l’obbligo di avere più dipendenti che amministratori; anche la chiusura in rosso di quattro degli ultimi cinque bilanci è un fattore determinante per il destino di ogni azienda partecipata.

Il decreto stabilisce un tempo di sei mesi per predisporre il piano di riordino (in caso contrario si rischia una pesante sanzione) da attuare entro un anno. «Potrebbe essere necessario un approfondimento - prosegue Paramucchi - anche su un altro aspetto inserito nella riforma e cioè la produzione di servizi di interesse generale». In questa classificazione potrebbero non rientrare, ad esempio, alcuni ambiti di attività del “panel” controllato dal Comune (Acosea impianti al 72,68%, Afm all’80%, Amsefc al 98,92%, Amsef al 100%, Ferrara Tua al 99%, Stu all’87,68%). Sarà compiuta una ricognizione e l’attenzione potrebbe ricadere, si dice in Comune, su Amsef (onoranze funebri) e Afm (farmacie). (gi.ca.)

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